Cose semplici leggerezza

Della leggerezza in musica (e delle Cose semplici)

 

Se c’è una qualità musicale che si sta facendo strada nella musica popular è certamente quella di cui Italo Calvino parlava nella prima delle sue lezioni americane: la leggerezza. Una leggerezza sempre più dilagante anche in quel mondo che ne sembrava allergico: il mondo indie. Se ripenso alle next big thing dell’indie italiano del passato mi vengono in mente Ritmo tribale, Giardini di Mirò, Moltheni, Cristina Donà, Verdena, Le luci della centrale elettrica. Artisti molto diversi tra loro ma che certo hanno esplorato mood e stati d’animo lontani dalla leggerezza, almeno agli esordi. Se invece penso alle next big thing più recenti dell’indietalico mi vengono in mente Dente, Brunori SAS, Levante e più recentemente The giornalisti e Calcutta. Artisti decisamente e volontariamente più leggeri.

La musica pop di oggi è sempre più leggera, ironica, brillante. È sempre più pop.

“Dal pop come vergogna al pop come orgoglio”scrivevo in questo post: Proud to be pop. Tra le caratteristiche di questa tendenza alla leggerezza: le chitarre distorte appese al chiodo, la ritrovata voglia di melodie orecchiabili e il predominio di due generi: electro-pop e folk-pop con influssi anni 70 (qui un po’ di casi).

C’è un EP che ho ascoltato ultimamente che rientra in questa tendenza della leggerezza, ed è Canzoni D’Agosto di Cose Semplici. Cose Semplici è un progetto nato da Stefano Daelli (chitarra e voce), che è un mio caro amico, che coinvolge Paolo Mesiano (Fender rhodes e sassofono tenore), Fabrizio Arienti (basso elettrico) e Fabrizio Carriero (batteria). L’Ep a cui hanno dato vita contiene cinque canzoni registrate in presa diretta che si muovono tra pop e r’n’b, richiamando alla mente il Jovanotti de L’Albero, Neffa, Alex Britti e Ghemon, senza però essere derivative.

Cinque canzoni che non hanno paura di essere orecchiabili. Come Via da te che apre molto bene la danze; come Le parole al telefono che ha dalla sua un ritornello molto efficace con un andamento saltellante che mi ricorda quello di Make it wit chu dei Queen of the stone age; e come Cinico, che racconta di quei narcisi dei social network (scommetto che anche voi ne conoscete molti) e lo fa con una melodia efficace fin dal primo hook della strofa e con una leggerezza che mi fa pensare a Davide De Marinis (ve lo ricordate?).

A tenere insieme i cinque pezzi una pasta sonora fatta di chitarre pulite, piano rhodes e iniezioni di groove ad opera del basso, e dei testi che raccontano con tante parole scene di vita quotidiana e lo fanno senza filtri e senza slogan ad effetto, ma in modo leggero, diretto e semplice. Il che è interessante, perché ultimamente ciò che funziona meglio sono le cose leggere, sono le cose semplici.

Qui lo streaming dell’EP:

 

 

 

 

 

Questa voce è stata pubblicata il 28 febbraio 2016 alle 6:04 PM. È archiviata in Pop '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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