verdena endkadenz 2

Verdena – La recensione di Endkadenz vol. 2 | GoodbyeZero

Il 28 agosto è uscito Endkadenz vol. 2, seconda parte del sesto album dei Verdena, Endkadenz, la cui prima parte era uscita a gennaio e ho recensito qui.

L’intero Endkadenz si conferma un ponte riuscito tra lo stoner-rock primi anni 90 di Requiem e le aperture pop lisergiche anni 70 di Wow.

Ma il termine “ponte” è riduttivo. Endkadenz è un’evoluzione del suono dei Verdena. Sia i pezzi rock e selvaggi (molto presenti in Requiem), sia i brevi deliri sonori (molto presenti in Wow) sono qui resi in una forma più strutturata. Ogni brano è un’opera complessa che spesso supera i 5 minuti senza perdersi in ripetizioni e dilatazioni (come avviene in Solo un Grande Sasso).

Ma quali sono i pregi e difetti di Endkadenz vol. 2 rispetto al vol. 1?

Il pregio del vol. 2 è che la ricerca sonora è forse anche maggiore rispetto al volume 1 (vedi Identikit)

Il difetto di Endkadenz vol. 2 è che è meno immediato del vol. 1. Di fatto è un disco senza singoli possibili.

Endkadenz vol. 1 conteneva molti potenziali singoli: oltre a Un po’ esageri, Contro la ragione e Nevischio anche Ho una fissa, DerekPuzzle avrebbero potuto benissimo funzionare da cassa di risonanza dell’album grazie ai loro riff e alle aperture melodiche efficaci. In questo vol.2 non ci sono brani del genere. Quelli più forti melodicamente, Dymo, Nera Visione, Troppe scuse e Waltz del Bounty durano 5:30 minuti e non verranno mai scelti dalla casa discografica per dare vita a un video ufficiale. Gli unici due brani non strumentali che stanno nei classici 3:30min, Colle immane e Lady Hollywood, sono i pezzi meno riusciti.

Queste considerazioni sono figlie dell’ascolto e dell’analisi dei singoli brani che riporto seguendo l’ordine della tracklist.

Cannibale è un bell’inizio. Uno stoner-rock con un riuscitissimo riff di chitarra à la Queens Of The Stone Age. Il brano sembra prepararsi all’esplosione ma poi si evolve in modo più rarefatto.

Dymo è la Puzzle del vol. 2 nonché uno dei brani migliori del disco: la melodia della strofa ti attira, l’apertura melodica del “Mi ami o no” ti conquista, il carattere clownesco à la Wow del ritornello STUPISCE (“Continuerai, preghi e non lo sai”). Completa l’opera l’arrangiamento, grazie all’enfasi sulla batteria con il suo tempo insolito per i Verdena e alla coda strumentale finale davvero debitrice (stavolta) di Anima Latina.

Colle Immane ripete per tre minuti e mezzo un riff semplice e ruvido su cui si innestano strofa e ritornello. L’effetto Ovunque stavolta non riesce. Uno dei brani meno riusciti.

Un Blu Sincero ha un uso delle chitarre che fa quasi Litfiba. Se la prima parte non entusiasma la seconda metà ha il pregio di evolversi molto bene grazie a un bel bridge, un bella coda e un’apertura melodica molto riuscita (“Di quello che, di quello che vuoi”) che forse avrebbe meritato di più.

Identikit è un capolavoro di produzione firmato Marco Fasolo (Jennifer Gentle)  in cui convivono percussioni, vibrafono, glockenspiel, clavicembalo e un Hammond. Qui il livello di Anima Latina si alza come solo in Stormi di Iosonouncane è possibile. Vista l’impossibilità di replicarla live sarà curioso vedere come sarà resa. Alberto ha detto che si ispireranno alla versione pre-Fasolo che era un “metal acustico”.

Fuoco amico I è un pezzo grunge-stoner che non colpisce. Colpisce assai di più la sua seconda parte, Fuoco Amico II (pela i miei tratti), che prende a piene mani dai cori esotici e dall’infatuazione per i Melvins di Requiem, aggiungendo un finale acustico un po’ spagnoleggiante.

Nera Visione è una ballata pianistica che riprende alcune soluzioni che abbiamo imparato a conoscere con Angie, ma è molto più nera e drammatica. In sintesi quanto a intensità Nera Visione fa il culo ad Angie.

Troppe Scuse con la sua strofa acchiappa-ascolti richiama il rock anni ’90 ad alto impatto melodico de Il Suicidio, sebbene la struttura si faccia stavolta più complessa. Potrebbe essere un buon singolo ma probabilmente non lo diventerà mai perché è troppo lunga per avere un video.

Dopo Natale con Ozzy e Lady Hollywood, che passano inosservate, arriva la selvaggia Caleido. Il riff di chitarra e basso è bello, il che la rende migliore rispetto a Fuoco Amico 1 e Colle Immane ma l’impressione è che in questo vol 2. i pezzi aggressivi siano meno riusciti dei pezzi lenti.

Waltz del Bounty conferma la bellezza dei brani lenti di questo vol. 2. Prende qualcosa dal romanticismo Trovami un modo semplice per uscire ma stupisce per i suoi accordi in maggiore: una scelta armonica inedita per i Verdena che crea un effetto dolce-amaro. Il cambio di tempo al secondo minuto è la ciliegina su uno dei brani più emozionanti e forse il più bello di Endkadenz vol. 2.

In sintesi Endkadenz vol. 2 è un buon album. Ha più passaggi a vuoto del vol. 1 e meno impatto melodico e per questo molti fan si lamenteranno, ma chiude quella che probabilmente si rivelerà una trilogia Requiem-Wow-Endkadenz aggiungendo nuovi tasselli sonori (vedi Identikit, Waltz del Bounty, che si aggiungono a Sci desertico e Funeralus del vol. 1). Come andrà a finire questa storia sonora lo scopriremo solo tra quattro anni. Intanto buon ascolto.

Questa voce è stata pubblicata il 31 agosto 2015 alle 8:10 PM. È archiviata in Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: