non sono quelli di una volta

Perché la retorica del “non sono più quelli di una volta” ammazza la musica

Se fino a poco tempo fa mi avessero chiesto: “qual è il principale freno alla sperimentazione da parte delle band?”, avrei risposto senza pensarci “i discografici“. Facci caso, ogni qual volta un artista parla dei suoi discografici o lo fa per parlare di litigi o per sottolinearne la sua (presunta) indipendenza. In entrambi i casi conferma l’assunto che i discografici siano un freno.

Ultimamente però mi sono reso conto che c’è un altro freno all’innovazione musicale e alla sperimentazione artistica delle band: sono i fan.

Racconto un paio di episodi.

Episodio uno. Un mese fa mi sono imbattuto nei commenti a una recensione dell’ultimo album di Cristina Donà, Così vicini. Cristina Donà è una cantautrice che ha esordito in terreni rock, con i due bellissimi Nido e Tregua e si è poi spostata in terreni più leggeri venati di folk, pop, jazz. A settembre ha pubblicato Così vicini, un disco che aggiunge un po’ di chitarre elettriche ma continua questo nuovo percorso più leggero. Chitarre elettriche o no, Così vicini è un album molto bello, accolto molto bene dalla critica.

Ma parlavo dei commenti a una recensione letta online: un fan diceva “mi manca la Cristina Donà di Nido e Tregua”, “Cristina Donà non è più la stessa”.

E meno male che Cristina Donà non è sempre la stessa, dico io. Vi immaginate che palle se un artista facesse sempre lo steso disco fino alla morte?

Ma ai commenti del fan nostalgico se ne aggiungono altri. Dopo di che leggo alcuni commenti simili sulla sua pagina Facebook. L’opinione che Cristina Donà debba replicare la musica dei primi due album è diffusa.

Episodio due. La band in questione è la band più camaleontica del rock italiano: i Verdena (di cui ho parlato qui, quiqui e qui) il cui ultimo album, Wow, (di cui ho parlato qui qui) è un album di pop lisergico e sperimentale dove non mancano i pezzi stoner e grunge, ma rispetto all’esordio punk-grunge del 1999 (l’omonimo Verdena) sono certo in misura minore.

Il pubblico dei Verdena, apparentemente, è molto diverso da quello della Donà: è abituato al cambiamento di genere e dunque dalla band bergamasca si aspetta sorprese. Eppure nei forum e sulla loro pagina Facebook non mancano i fan che si lamentano dell’ultimo album e chiedono a gran voce “un album come ai vecchi tempi, i tempi di Verdena o Solo un Grande Sasso“.

I fan nostalgici non vogliono mettere in play sempre lo stesso album, vogliono che sia l’artista stesso a fare sempre lo stesso album. Per sempre.

Entrambi i casi sono esempi di una retorica onnipresente nei discorsi dei fan:

La retorica del “non sono più quelli di una volta”, che uccide la musica perché ne attacca la linfa vitale: il concetto di evoluzione e sperimentazione.

Le motivazioni di questo eterno ritorno possono essere varie. Me ne vengono in mente due:

  • Mancanza di eclettismo: spesso sono ascoltatori d’un solo genere. Come quelli che pur di ascoltare rock si sorbiscono Virgin Radio.
  • Nostalgia per i tempi andati: spesso vogliono che i loro idoli tornino a fare i dischi che hanno ascoltato durante l’adolescenza.

Possiamo pulirci la coscienza e criticare i discografici, ma siamo noi fan, con la nostra mancanza di eclettismo, il nostro considerare i generi delle religioni e la nostalgia per la musica di quando eravamo giovani, il vero freno alla sperimentazione delle band e degli artisti.

E le paure dei discografici e degli artisti rispetto alla sperimentazione non sono altro che il riflesso e la conseguenza della nostra ignoranza.

Questa voce è stata pubblicata il 22 dicembre 2014 alle 4:15 PM. È archiviata in Rock-Indie '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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