Morgan - dito medio X factor 8

Sociosemiotica di Morgan: il declino dall’appartamento al tavolo di #XF8

Dopo le sceneggiate televisive di Morgan a X Factor 8 e in particolare la lite Morgan contro Fedez e il dito medio verso il pubblico, ho pensato di inquadrare il declino di Morgan analizzando delle immagini significative (un po’ come nel post sociosemiotica di Paola e Chiara): le copertine dei suoi album.

Non parto dal Morgan anni ’90 (di cui scrive bene Giulia Cavaliere su Rockit), ma dal Morgan solista. Nel 2003 un po’ per sperimentare nuove strade un po’ per egocentrismo, Morgan decide di ibernare i Bluvertigo e scrivere il bellissimo Canzoni dell’appartamento. Diamo un’occhiata alla copertina, perché ci dice tante cose dell’album e dello stato di Morgan nel 2003. Palazzi ed estetica fotografica anni 60 a rappresentare un disco che si ispira al cantautorato italiano di quegli anni. Titolo che mette al centro le canzoni e copertina che lo conferma, mostrandoci il condominio in cui queste canzoni sono nate.

morgan - canzoni dell'appartamento

Morgan – Canzoni dall’appartamento

Morgan non si vede, si vedono le sue canzoni.

Nel 2005 rifà interamente Non al denaro, non all’amore né al cielo di Fabrizio De Andrè. Nel 2005 esce Da A ad A, disco profondamente influenzato dalla fine della relazione con Asia Argento e in generale dalla sua vita privata, sin dal titolo: Da A ad A, da Asia ad Anna Lou (la figlia). La copertina mette a fuoco questa centralità: scarabocchi infantili, come scritti da Anna Lou, le iniziali di Asia ed Anna Lou e il nome Morgan che se capovolto si trasforma in Marco, il suo nome di battesimo (provate a girare il vostro pc per credere).

Morgan - Da A ad A

Morgan non si vede, ma vediamo la sua vita privata, le sue relazioni personali.

Nel 2008 Morgan passa alla Sony e inizia l’esperienza come giudice di X-Factor. Diventa una star della televisione e da lì smetterà di fare dischi di inediti, ma solo raccolte di cover italiane in versione piano bar. Ancora una volta le copertine sono illuminanti per capire l’involuzione artistica di Morgan.

Non è solo l’estetica kitsch da francobollo a colpirmi (quella del vol.2 è la parodia di Canzoni dell’appartamento), ma il fatto che le copertine smettono di rappresentare il mondo musicale di Morgan per rappresentare il personaggio televisivo Morgan, non a caso a mezzo busto (come lo vediamo quando siede al tavolo dei giudici) e (tra)vestito come durante il serale.

L’opera scompare e si mette al centro il personaggio televisivo-Morgan.

Queste sono le classiche copertine che vengono imposte ai concorrenti che escono da un talent show, che non possono avere una copertina artistica che rappresenta le loro canzoni, ma devono avere il loro bel faccione in mostra, in modo da renderli riconoscibili al pubblico mainstream che compra dischi all’Autogrill, che se comprerà il loro album lo farà perché è interessato al personaggio televisivo non tanto alle sue canzoni.

Ma come ha fatto un artista acculturato come Morgan a trasformarsi/a lasciarsi trasformare in un fantoccio televisivo?

Riprendo in mano l’incipit del post sulla sociosemiotica di Paola e Chiara.

Siamo animali sociali. Agiamo sempre sulla base dell’idea che gli altri hanno di noi: accentuiamo dei tratti della nostra personalità quando siamo in un dato gruppo sociale; a volte rinforziamo con parole e azioni l’idea che l’interlocutore ha di noi; altre volte la contraddiciamo per emanciparci da quell’immagine che ci sta stretta.

L’immagine che gli altri hanno di noi influenza pesantemente le nostre azioni. E quando diciamo “del giudizio degli altri me ne infischio”, stiamo dicendo una cazzata.

Morgan ha accettato di fare il giudice di X-Factor, forse per soldi forse per vanità, ma certamente conscio che X-Factor non rappresentava la sua idea di musica. Così, consapevole delle critiche che avrebbe potuto ricevere (e riceve) dai puristi della musica per via della sua scelta commerciale, e concordando anche lui con quelle critiche, nel corso delle edizioni ha accentuato la sua visione romantica e apocalittica della musica, come a dire: “io sono in TV, ma non sono uno da TV come la Ventura, io sono un cultore e do ai miei artisti Tenco, Beethoven (che è moderno) bla bla bla.

La costruzione di  questo personaggio televisivo ma anti-televisivo ha dato vita a un mostro patetico: un Adorno che incarna un severo ideale di Cultura in un talent show che parla alle masse.

Il problema oggi non è aver costruito questo ruolo paradossale di personaggio televisivo che odia la televisione, ma esservi rimasto intrappolato. Ogni anno dice che smetterà di fare X Factor ma l’anno dopo si ripresenta al tavolo dei giudici. Nella puntata in cui ha litigato con Fedez ha detto di non fare X Factor per soldi, ma nemmeno per il pubblico, che in passato ha definito bue e a cui nella puntata ha indirizzato diti medi. Ma allora perché siede al tavolo dei giudici se odia la televisione? Perché è vittima del suo ego.

Morgan non è scemo e sa che non ha un altro appartamento (un altro grande disco) che lo aspetta, così rimane seduto al tavolo di X Factor.

Morgan sa che non venderà mai i dischi che vendono Fedez e Mika (a cui in un impeto rosicone ha detto “ora che torni a Londra non venderai più una copia”). Morgan sa che se smettesse di fare X Factor le luci dei riflettori si spegnerebbero su di lui. Ma è schiavo della sua vanità, quindi non molla la sedie da giudice e per potervi rimanere incollato continua a recitare la parte che crede sia coerente con l’idea che gli altri abbiano di lui: quella di un novello Adorno che siede sulla stessa scranna di Mel B delle Spice Girls.

Questa voce è stata pubblicata il 30 novembre 2014 alle 6:49 PM. È archiviata in Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

3 pensieri su “Sociosemiotica di Morgan: il declino dall’appartamento al tavolo di #XF8

  1. Dodo in ha detto:

    Arguta analisi come sempre!

  2. Pingback: Localising Mika: X Factor Italia, The Voice France e la strategia di localizzazione di Mika | Goodbyezero

  3. Pingback: Quando X Factor trasforma un video in uno spot. Il caso The reason why di Lorenzo Fragola | Goodbyezero

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