Drink to me - Bright white light recensione

Drink to me: la recensione di Bright white light (+ streaming)

Tornano i Drink to Me, una delle realtà più belle degli Anni Dieci italiani, il cui S è stato secondo me il miglior album italiano del 2012.

Ero molto curioso di questo Bright White Light. Ero certo che avrebbero continuato il percorso che all’indie/post-punk ecc. di Don’t panic go organic e Brazil li ha portati verso lidi via via sempre più elettronici. Non ero certo sul rapporto che si sarebbe creato tra i Drink to me e Cosmo, il bellissimo progetto solista del cantante Marco Bianchi: “Bright White Light sarà un “Cosmo 2″ o si distinguerà per tempi dilatati e attitudine meno pop?” mi chiedevo…

1. Si parte benissimo con Endless Endless che ha un drumming che richiama alla mente Henry Miller e una bella struttura fuori dalla solita strofa-ritornello. Questi sono i Drink to me che preferisco. Peccato solo finisca subito, mi sembra che abbia delle idee che potrebbero essere sviluppate di più.

2. Attacco più diretto e pop (alla Cosmo per capirci) per Bright: voce e marimba in primo piano e in secondo piano la voce di Clod degli Iori’s Eyes campionata da All the people outside are killing my feeling. Bel pezzo, bella coda.

3. Wild prosegue nel solco più pop di Bright, trainata da un ritornello ripetuto all’infinito che cresce melodicamente nel finale. Carina nulla di più.

4. Twenty-Two è un capolavoro di quasi 9 minuti ed è quel pezzo che, uscito come seconda anteprima dell’album, mi aveva fatto immaginare un album dilatato. Tutto è perfetto: le immagini evocate dalle parole di Marco, l’atmosfera, la pazienza con cui il pezzo disegna questo paesaggio sonoro, facendo entrare un elemento alla volta. Un meraviglioso viaggio sonoro.

5 e 6. White è rumore bianco che introduce Secret in cui la strofa, retta su una linea di basso sbilenca, si apre in un ritornello assai banale.

7. Treasure è il pezzo indie-pop dell’album, un pop agrodolce che ti si appiccica in testa. La strofa è melodicamente perfetta, retta a meraviglia dal basso in primo piano. Unico difetto, la struttura troppo quadrata: strofa-rit-strofa-rit che si esaurisce in due minuti e mezzo, senza nessuna sorpresa.

8. Treehouse mantiene alto il livello dell’album. Ha una melodia e un uso della voce che sin dall’attacco ricorda tantissimo Disordine, il disco di Cosmo.

9-10 Light non è altro che pochi secondi che introducono Ecstasy, pezzo dilatato che sembra fare il paio con Twenty-Two. Tra i brani migliori del lotto.

Sgombero il campo da dubbi:

Bright White Light è un gran bel disco, come non se ne sentono tanti in Italia.

È un disco bianco, sin dal titolo e dalla copertina. Il che non vuol dire candido. Ci sono momenti lisergici e acidi, ma viene volontariamente fatta fuori la ritmica selvaggia (presente in tutto Brazil e in Airport Song e Dig a hole with a needle di S) e vengono contenute le divagazioni, in favore di un approccio più contenuto e quadrato. E questo è un punto a sfavore dell’album.

Questo difetto pesa se penso al cruccio a cui accennavo all’inizio del post: come il progetto Cosmo si porrà rispetto ai nuovi Drink to me? Immaginavo che di trovare la risposta in un disco meno imprigionato dal formato canzone, più sperimentale, e invece così non è.

Però una cosa va detta:

Rispetto ad S non si è abbassata tanto la qualità: ad essersi alzate sono alzate le nostre aspettative.

E se è vero com’è vero che il valore di un album come di qualsiasi oggetto, persona, idea dipende dal contesto, da ciò che insomma gli sta attorno in quel dato tempo e spazio, guardando allo scenario della musica italiana nel 2014 direi che Bright White Light è un gran bell’album. Non eccellente, ma bello .

Questa voce è stata pubblicata il 19 ottobre 2014 alle 11:18 AM. È archiviata in Electro-Dance-Trip Hop '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

2 pensieri su “Drink to me: la recensione di Bright white light (+ streaming)

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