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Gli Iori’s eyes e l’estetica musicale tra gli Anni Zero e gli Anni Dieci

Mi dicono che sono un criticone e che scrivo sempre per stroncare qualcuno (ed effettivamente di recente l’ho fatto in parte con I Cani, e in toto con Ligabue e i Placebo).

Oggi però voglio parlare bene di una band. Una delle band italiane che preferisco al momento. No, non sto parlando di Cosmo e dei Drink to me, ma degli Iori’s eyes: duo milanese attivo dal 2004 e uscito nel 2012 con il primo LP, pubblicato da La Tempesta International.

La dico senza giri di parole: gli Iori’s eyes sono una delle realtà più belle della scena indie italiana, per due motivi:

  1. Perché non suonano italiani, ma citano il mondo british pur senza essere derivativi.
  2. Perché hanno gusto musicale, ma non rinunciano alla melodia.

Se dovessi spiegare come suonano in una frase, direi: come la musica che farebbe Brian Molko se  abbandonasse il rock che non gli si addice più e si tuffasse nel trip hop e nel nu-soul.

Più nello specifico, partiti da un incantevole folk lo-fi minimale (And everything fits in the yellow whale, 2009), hanno venato il loro sound con tocchi di synth pop (Matter of time, 2010) à la Patrick Wolf, tirando fuori un singolo Matter of time che vi farà muovere il culo anche se è domenica e siete in pigiama.

Poi con Double soul, il loro primo LP, gli Iori’s eyes hanno compiuto un ulteriore passaggio verso l’elettronica, dando vita a un disco electro-soul che suona un po’ come James Blake che fa sesso con i Massive Attack. E non uso la similitudine sessuale a caso, perché uno dei pregi di Double Soul è quello di rendere carnale l’elettronica.

Credo l’evoluzione degli Iori’s eyes da guitar band a electro-band sia interessante perché è rappresentativa di ciò che sta cambiando nella musica pop nel passaggio tra Anni Dieci e Anni Zero: chitarre appese al chiodo e tutti attaccati ai synth.

In generale, sebbene continuino a piacermi molto e a suonare grandi pezzi, li preferivo nei due Ep. Ma che io sia più da anni zero è anche scontato dirlo. Vi lascio con Anchor da And everything fits in the yellow whale del 2009.

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Questa voce è stata pubblicata il 6 novembre 2013 alle 12:31 AM. È archiviata in Anni Zero, Electro-Dance-Trip Hop '10, Segnali dai '10 con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

3 pensieri su “Gli Iori’s eyes e l’estetica musicale tra gli Anni Zero e gli Anni Dieci

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