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I Cani – “Glamour”: come riempire belle canzoni con cliché under 21

De I Cani parlavo un po’ di tempo fa in seguito di un concerto al Magnolia.

Del concerto di meno di un’ora(!), più che la brevità e i problemi tecnici, criticavo la voglia de I Cani di mantenere l’hype creatosi attorno a loro non puntando su meriti artistici ma facendo i poser. Un atteggiamento ben espresso da una frase di Nicolò Contessa.

Ora suoniamo un altro pezzo non nostro: era il 1998, noi facevamo le sucole medie, e in radio impazzava questo pezzo di cattivo gusto, ancora più di cattivo gusto di Con un deca. Dunque, se con la cover degli 883 ci sono state polemiche speriamo che con questo ce ne siano ancora di più.

Si commenta da solo.

Ora è uscito Glamour, il secondo album della band romana e io mi sono chiesto: saranno cresciuti? Saranno più maturi? Più interessati alla musica e meno alle chiacchiere e le polemiche sulla musica? Meno poser?

La risposta a queste domande è una sola (ahimé): no.

Se prima dell’uscita di Glamour avessimo stilato una lista delle paroline magiche che Nicolò avrebbe tirato fuori in questo nuovo album, le avremmo azzeccate tutte: Mdma, lexotan, foto di gatti, Rolling Stones (non la band), Vice, What’s app

Quando ha un vuoto di contenuti Nicolò lo riempie con citazioni e riferimenti gigioni che strizzano l’occhio un po’ alle sottoculture (sempre più mainstream) indie e hipster, un po’ agli adolescenti e post-adolescentti anni dieci.

Ed è un peccato.

È un peccato perché le novità in quest’album ci sono: il mix tra Amor fou e Battiato di Storia di un artista, che ha della sua un ritornello bellissimo; i due momenti strumentali, Roma Sud e Theme from Koh Samui, che citano, con le dovute proporzioni, la trilogia berlinese di Bowie (Heroes in particolare); il cantautorato sghembo un po’ primi Baustelle di San Lorenzo; la comparsata dei Gazebo Penguins in Corso Trieste con un chorus da ripetere a scuargiagola e un solo di chitarra, che in un album dei Cani mai s’era sentito. E infine e in generale, un sound molto meno lo-fi e un mood à la Baustelle/Amor fou, se vogliamo insistere con i paragoni.

E in Glamour non mancano nemmeno le cose davvero belle. E Lexotan, che chiude l’album, è una di queste: forse il pezzo più bello dell’album.

Peccato solo per il citazionismo gigione, ammiccante, adolescenziale, ostentato e dunque molto-molto fastidioso, che inevitabilmente allontanerà gran parte del pubblico over 21. E non a torto.

(Il disco sul canale Youtube della band)

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Questa voce è stata pubblicata il 28 ottobre 2013 alle 11:25 PM. È archiviata in Rock-Indie '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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