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Son Pascal in Pascalistan: essere una pop star in Kazakhstan

Lasciare la propria band per fare un provino a X Factor. Una storia che oggi rappresenta qualcosa di mainstream, scontato, nel mondo della musica emergente.

Ma la storia diventa meno scontata se il protagonista è italiano e il talent show in questione si svolge… in Kazakhstan(!)

È la storia di Pasquale Caprino, in arte Son Pascal, 27 anni, da Paestum, che prima abbandona l’Italia, va a Londra e inizia a suonare in una cover band dei Beatles, poi, seguendo il consiglio di un’amica, si trasferisce in Kazakhstan e partecipa e arriva secondo a un talent show molto popolare da quelle parti.

Da lì il successo è immediato. Un po’ perché sa cantare bene, suona la chitarra e non è un semplice interprete ma scrive pezzi suoi; ma questo purtroppo sappiamo che non basta. Un po’ perché (diciamolo) ha un bel viso (solo a me ricorda un po’ Tiziano Ferro?). Un po’ perché è molto comunicativo e ironico: basti dare un’occhiata e un’orecchiata alla cover di I’m an englishman in New York di Sting riletta comI’m an englishman in Shymkent, cittadina Kazakha. Il video della canzone è diventato presto il video musicale più ricercato su google.kz

Bel personaggio, bella storia, e a questo punto Deejay Tv ha pensato bene di farci su un bel programma televisivo. Si chiama Pascalistan ed è un docu-reality. Un po’ come Club privè con i Club Dogo direte voi? Sì un po’ sì, ma con alcune differenze.

  1. Son Pascal è un immigrato 2.0, dunque la sua storia ci dice qualcosa dell’Italia, un paese da cui spesso bisogna fuggire (ahinoi) se si vuole avere successo.
  2. Son Pascal non è antipatico come i Club Dogo. Ma è un ragazzo simpatico alle prese con gioie e dolori dell’essere una pop star in Kazakhstan. E qui arriviamo al terzo punto forte.
  3. Il Kazakhstan. Grazie a questo programma scopriamo le contraddizioni di un paese in cui dove “il passato incontra il futuro, si ubriacano insieme e si prendono a cazzotti”. Un paese in cui lo sport nazionale è i kokpar, sport in cui un gruppo di 200 uomini a cavallo si contendono una carcassa di pecora, e in cui i capi della grandi multinazionali sono anche capi tribù. E scopriamo anche un paese meraviglioso dal punto di vista naturalistico, senza pipparci un documentario della Colò. Non ci credete? Date un’occhiata qui.

Insomma, bel personaggio, bella storia, dicevo, ma anche gran bel programma.

Se è vero che la TV è in crisi, e se è vero che lo è ancora di più la tv musicale, la cui rotazione musicale ha subito l’avvento di Youtube e iTunes (e ora Spotify), è anche vero che si sono dei casi positivi come Deejay Tv che si sta posizionando intelligentemente come esempio di Tv della convergenza. Non solo (e non tanto) ospitando blogger, youtubber e personalità del web, ma costruendo attorno a loro programmi televisivi (spesso interconnessi) che li consacrano, trovando un equilibrio, tra nuovi e vecchi media.

Questa voce è stata pubblicata il 22 agosto 2013 alle 4:14 PM. È archiviata in Pop '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

2 pensieri su “Son Pascal in Pascalistan: essere una pop star in Kazakhstan

  1. Pingback: Son Pascal in Pascalistan: essere una pop star in Kazakhstan | SalernoRSS

  2. Linda in ha detto:

    Sei bravissimo, dovresti tornare in Italia!!

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