Placebo-Loud like love-nuovo album-colori

Placebo: Loud Like Love e la svolta a colori

Che teneri i Placebo, che con Loud Like Love hanno cambiato colore manco fossero Picasso.

In che senso?

Dopo il “periodo nero”, a tinte dark, terminato con Sleeping with ghosts, il trio, già a partire da Battle for the sun, ha iniziato quello che potremmo definire il suo “periodo a colori”, che con Loud Like Love raggiunge il suo punto massimo E non solo sul fronte grafico (vedi copertina e sito web) ma anche, metaforicamente, sul fronte musicale: accordi in maggiore, chitarre distorte ma ripulite, coretti power-pop e canzoni solari in cui si parla di “ammmore”, di connessione con gli altri, e non più di sexy sadomasochismi e solitudini. A conti fatti, dunque, B3, il discreto ep pubblicato l’anno scorso, è stato solo una parentesi rivolta (in parte) verso il passato.

Un passaggio che ricorda quello fatto dai Coldplay con Viva la Vida e Mylo Xyloto, che hanno abbandonato le tinte seppia dell’esordio (malinconico, tradizionale e acustico) per abbracciare un mondo da pop art, colorato e contemporaneo, e dunque, musicalmente parlando, un pop commerciale stile bubble gum.

Il passaggio dagli anni Zero agli anni 10 nella musica inglese sembra suggerire questa trasformazione di codici, toni e stile, come dimostrano anche artisti come Patrick Wolf e Muse, giusto per citarne un paio.

Peccato che a poco serve la svolta a colori dei Placebo se è lì per dipingere bozzetti di canzoni che non stanno in piedi e se anzi fa notare ancora di più il carattere adolescenziale della loro musica (presente dagli esordi) e la svolta patinata avvenuta con Battle for the sun.

Ci sarà pure tanto amore nei loro corazon, ma manca tutto il resto. Ispirazione in primis.

Qui sotto il loro primo singolo del nuovo album, Too many friends (con tanto citazione degli Champs Élysées = strizzatina d’occhio al pubblico francese, molto legato ai Placebo) aspettando quello per il mercato statunitense, il po(l)ppettone Loud Like Love, che uscirà il 23 luglio, e aspettando uscita dell’omonimo album, il 26 settembre.

 

Questa voce è stata pubblicata il 16 luglio 2013 alle 10:56 PM. È archiviata in Anni Zero, Rock-Indie '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

7 pensieri su “Placebo: Loud Like Love e la svolta a colori

  1. josh in ha detto:

    secondo me il polpettone dovresti mangiarlo te invece di fare lo pseudo critico musicale…. in quest’epoca di canali e stazioni musicali infestate da rihanna, gangnam style, per non parlare della musica italiana sempre più alla deriva, ce ne fossero di polpettoni come i placebo!! e ascoltali bene i cd prima di scrivere (battle for the sun mi sa che lo hai recensito proprio mangiando un polpettone)… le canzoni riflettono lo stato d’animo di chi scrive e non c’è niente di male ad essere anche un pò felici ogni tanto e non aver paura di scostarsi un pò da quello che il pubblico conosce…. e per quanto riguarda l’ispirazione credo che il testo di “too many friends” non l’hai afferrato tanto bene…. concludo invitandoti ad andare a bologna a sentire il prox live dei placebo, che almeno dal vivo sanno suonare e cantare… PS ma se i placebo fanno pop commerciale, tutto quello che passa in tv e in radio che cos’è??????????

    • Josh grazie del commento, ma devi aver letto velocemente il post. In nessuna parte del post dico che in sé il passaggio da una musica dark a una musica gioiosa è un male. Può non piacere a me, certo, ma non è un male in sé. Mai scritto (peraltro è in linea con quello che fanno altre band inglesi, come ho scritto). Il male, secondo me (e rimane comunque una semplice opinione, non un dogma), sta nelle canzoni in sé, che non stanno in piedi. Too many friends non ha l’immediatezza di Every You, Every Me, non ha il sound elettrico e ammaliante di Pure Morning, non ha un riff di chitarra memorabile come Bionic (ecc.). Ripeto, questo è solo un parere, il mio. Anche se il disinteresse di pubblico e critica nei confronti dell’uscita di Too many friends, non sembra tracciare scenari diversi. Staremo a vedere se il power-pop di Loud Like Love, che uscirà ufficialmente il 6 agosto (ma che in rete è leakkato un po’ ovunque) cambierà lo stato delle cose. Grazie e alla prossima.

      PS: sono già stato a Bologna a sentire i Placebo live, al tempo del tour di Meds. E no, non sanno suonare: si affidano a turnisti, tutte le tastiere, i sintetizzatori e i cori sono campionati e vengono solo messi in play. Infine, in alcune canzoni ostiche Molko e Olsdal lasciano gli strumenti ai turnisti per limitarsi a cantare, battere le mani o saltellare -_-

  2. Jonathan in ha detto:

    Hai ascoltato un singolo e ti permetti di dire che “a poco serve la svolta se serve per canzoni che non stanno in piedi..”
    Dai, sei ridicolo.

    • Lascio il tuo commento a memoria della tua maleducazione. Puoi dare tutti i giudizi che vuoi sulla musica e sui gusti, ma non puoi offendere la persone. E non solo non puoi farlo in generale, per una cosa che si chiama “educazione”, ma è tanto peggio se lo fai a sproposito e a torto. Se fossi stato attento e se avessi letto l’articolo prima di scrivere di getto in modo isterico, avresti letto che le mie critiche coprono anche l’album precedente (l’LP non l’EP) che a mio parere è tutto, fuorchè una canzone (battle for the sun), da buttare perché mancano le canzoni (Kings of Medicine è una filastrocca, Kitty Litter una brutta bside del primo periodo, Ashtary Heart è ridicola). Dunque no, non ho ascoltato una sola canzone. Ritenta, sarai più fortunato.

  3. Josè in ha detto:

    Questa recensione è paradossale, la copertina sarà pur colorata, ma il lavoro in sé risulta essere il più malinconico dal 2005 a questa parte, sia dal punto di vista prettamente musicale che dal punto di vista delle liriche che non parlano “d’ ammmore” ma parlano di relazioni umane e di varie e particolari sfaccettature che queste possono assumere in un rapporto d’amore, come il tradimento, l’abbandono, l’ossessione, la possessione, il rimpianto, la paura, la solitudine e così via.. definire Loud Like Love partendo dalla copertina (effettivamente orrenda) e da un primo singolo molto radiofonico quanto azzeccato, è veramente un errore grossolano.

  4. josh in ha detto:

    beh adesso che ho il disco da più di un mese e ancora lo ascolto senza che mi abbia stancato posso dirti che sicuramente non c’è nessuna canzone che rimarrà fra le mie dieci preferite dei Placebo (di cui ho tutti i dischi e che sono uno dei miei gruppi preferiti). Nel complesso comunque mi sembra più che piacevole anche se di norma preferisco i Placebo nelle loro versioni più ritmate e graffianti .Credo che ci siano buoni spunti e anche i testi non sono poi cosi banali come avevo letto su altre recensioni. Dopotutto il bello della musica è proprio il fatto che se non ti piace puoi tranquillamente non ascoltarla e ognuno trae dall’ascolto qualcosa di personale (Battle for the sun a me è piaciuto tantissimo, tutto il cd a parte Ashtray heart e Bright lights).
    Quello che manca davvero a Loud Like Love è un pezzo rock che faccia la differenza, ci hanno provato con Purify ma non la trovo all’altezza di brani come Every you every me, Special K, The bitter end o altri, ma ci sono comunque canzoni molto ben riuscite come exit wounds o begin the end.
    Avevo timore che avrebbero pubblicato un cd brutto come Meds (che secondo i miei gusti rimane il loro lavoro peggiore) ma fortunatamente non è successo
    PS il disinteresse di pubblico e critica non lo prenderei troppo in considerazione di questi tempi, e data la grande esperienza di live che ho posso dirti che qualche trucchetto lo usano più o meno tutti (i falsetti dei Muse sono tutti in playback e anche le grida di Dave Grohl, giusto per fare un paio di esempi). Purtroppo non credo che assisteremo mai ad un concerto suonato e cantato interamente live dai soli componenti di qualsivoglia band, ma personalmente non mi sento poi così truffato da questo (entro certi limiti)…. l’importante è tornare a casa soddisfatti

  5. Pingback: Gli Iori’s eyes e l’estetica musicale tra gli Anni Zero e gli Anni Dieci | Goodbyezero

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: