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Perché la colonna sonora di Reality (Garrone) firmata Desplat non funziona

Perché la colonna sonora di Reality (Garrone) firmata Desplat non funziona.

Tanto si parla e si è parlato del film di Matteo Garrone, Reality, pellicola che fa seguito al successo di Gomorra e che è uscita nelle sale a fine settembre.

Meno si parla della colonna sonora ad opera Alexandre Desplat (La ragazza con l’orecchino di perla, Syriana, The Queen, Il caso di Benjamin Button, Il discorso del re, Harry Potter e i doni della morte, Tree of Life)

Il film – In molti lo hanno paragonato a Truman Show in versione ribaltata:  se in Truman Show Jim Carrey non sapeva che la sua vita era un reality show, qui il pescivendolo Aniello Arena/Luciano crede di essere sul set del Grande Fratello, ma così non è.

Quello di Garrone, però, non è solo un film sulla febbre da Reality (anche perché se così fosse arriverebbe con 10 anni di ritardo e col Grande Fratello per giunta chiuso) ma è un film sulla Realtà.

La vicenda infatti è estendibile a qualsiasi situazione abbia a che fare con un sogno letto come unica ragione di vita, l’auto-convincimento ostinato, l’impossibilità di realizzarlo, la conseguente chiusura in se stessi (ben rappresentata anche dall’inquadratura che si concentra sul soggetto e lascia gli altri soggetti fuori fuoco) e l’elaborazione paranoica di teorie complottistiche per spiegare il mancato successo. Acuta in questo senso la scena in cui Luciano parla dell’apparente somiglianza di alcune cose che avvenivano nella casa con ciò che aveva raccontato lui durante i provini. Come se gli sceneggiatori gli avessere rubato la vita e l’avessero data in pasto ai protagonisti della casa.

Fin qui il lato bello del film. Il lato brutto sta nel passaggio difficile e non ben riuscito dall’iniziale commedia alla tragedia, e nell’incapacità di persuadere lo spettatore del carattere reale della storia. Ed è qui che entra in gioco, in senso negativo, la musica.

Colonna Sonora – La soluzione trovata per rendere morbido e graduale il passaggio è quella di rappresentare tutto sin dall’inizio come una fiaba: basti pensare alla scena del matrimonio kitsch con la carrozza e i cavalli e a quella imbarazzante(!) del grillo in casa. E la colonna sonora composta da un nome come Alexandre Desplat sta lì a rafforzare questo carattere fiabesco. Sembra di ascoltare le musiche di Pinocchio di Benigni o la Danza della Fata dei Confetti di Čajkovskij: arpa e fagotto in primo piano e nessun carattere drammatico bensì un tono dolce, infantile. Un tono che non contribuisce a rendere reale la vicenda, ma, contrastando con la caduta del personaggio al massimo, sa al massimo di beffa.

Ed è così che la realtà di cui parla Reality di Garrone viene annacquata (anche) dal carattere sognante della musica.

Questa voce è stata pubblicata il 3 novembre 2012 alle 1:49 PM. È archiviata in Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

Un pensiero su “Perché la colonna sonora di Reality (Garrone) firmata Desplat non funziona

  1. Giovanna'S in ha detto:

    Trovo la colonna sonora di questo film eccezionale, sia per la qualità eccellente delle musiche, sia per l’accompagnamento sinergico alle scene, che al di sotto dell’apparente semplicità della trama e di quella che sembra, la cruda ingenuità dei personaggi, induce un senso di grottesco e di misterioso a quelle, per molti incomprensibili “scenette” tipicamente provinciali.
    I napoletani ritratti nel film con maestria e attenzione sono, all’apparenza quelli di sempre ma “evoluti” per poter presenziare, come sempre da protagonisti, spesso a oltranza, al fluire vertiginoso della vita di oggi. Sono attori che rappresentano il solito popolo di “attori” ma stavolta le maschere sono ormai senz’anima.
    La follia partenopea stava proprio in quello spirito allegro, un poco folle e un poco irresponsabile, che permetteva loro di affrontare con rassegnato ottimismo l’avvicendarsi delle ere nella città-mamma, primordiale.
    Ora che la Napoli-madre è stata uccisa ma senza essere seppellita, lasciata nelle mani degli avvoltoi, delle Jene e dei sarcofagi, che ne fanno scempio e oltraggio, giorno dopo giorno dagli anni ottanta, le maschere napoletane recitano da sole e senza copione, senza identità e senza speranza… da qui la ricerca di ritrovarsi, di affermarsi in qualche modo, in questo mondo appariscente, stridente e moderno, che non capiscono.
    Qualcuno ha strillato che quello è il successo e quella è la felicità?
    Bene, andiamo a prendere il successo e la felicità per cercare una teatralità che non abbiamo più, alla fine più per far sorridere una bambina, per soddisfare una moglie… che ci amano senza trovarne i motivo e senza capirne l’origine.

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