skunk anaansie_Black-Traffic-2012

Skunk Anansie = Sad Sad Sad: la recensione di Black Traffic

Skunk Anansie = Sad Sad Sad: la recensione di Black Traffic – Mi sono approcciato a Black Traffic, nuovo album degli Skunk Anansie ascoltandolo direttamente per intero, senza passare dai singoli Sad Sad Sad eI Believed in You.

Eppure, anche senza antipasto, un presentimento (negativo) lo avevo. Presentimento (ahimé) confermato

Come il precedente Wonderlustre (qui la recensione), Black Traffic inizia con un pezzo rock, tirato, sudato, che fa molto primi Skunk: I will break you. Un brano messo lì a dire “siamo quelli di una volta”, come fu con Tear the place up. Ma è uno specchietto per le allodole.

Sad Sad Sad alleggerisce il sound, introducendo più melodia. Il risultato è Ugly Boy 2, carina ma nulla di più. Va peggio con Spit you out, che ha un beat e un riff di chitarra kitsch su cui si innesta un ritornello banale. Un pezzo studiato al millimetro e patinato, come  la band francese chiamata a collaborare, gli Shaka Ponk. Che se non conosci non ti sei perso niente.

La volontà di assomigliare a se stessi dà vita ad I hope you get to meet you hero, prossimo singolo in uscita a novembre: chiara versione 2012 di Secretly, come dimostrano i violini  e il basso in evidenza iniziali. Peccato sia la versione scialba. Niente vibrazioni, niente melodia struggente. Dopo di che arriva il singolo attuale: I Believed you, un rockettino tirato quanto rassicurante, che coinvolge ma non sconvolge.

Da qui in poi Black Traffic si divide tra voglia di piacere al grande pubblico del pop: Our Summer kills the sun che sembra uscita dal primo album di Skin solista, il pop di Drowning che andrebbe bene per la colonna sonora di Grey’s Anatomy; e quella di convincere il pubblico rock: This is not a Game e Sticky Fingers in your honey, unico pezzo che dà vita all’anima punk-funk degli Skunk Anansie che abita il primo album ma anche Post Orgasmic Chill, a torto ritenuto soltanto “l’album di Secretly”.

Ma ad essere pietosa è la chiusura. Beat elettronico, chitarrina acustica rubata a Gigi D’Alessio e tastierina da infante. Una ballata che sembra ispirata alla bellissima I’m not Afraid viene trasformata in una robetta da chiesa alla domenica.

Niente da fare. Gli Skunk Anansie sono come gli uomini: non sono più quelli di una volta. Le cause possono essere tante: soldi, idee migliori ormai andate, volontà di piacere. Onestamente non lo so. Quello che so, e dico, è che questo album è assolutamente prescindibile.

Questa voce è stata pubblicata il 2 ottobre 2012 alle 8:55 PM. È archiviata in Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

Un pensiero su “Skunk Anansie = Sad Sad Sad: la recensione di Black Traffic

  1. Tutto tristemente vero…

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