Cat Power Sun la recensione di Sun

Cat Power: la recensione di (+ streaming)

Cat Power: la recensione di Sun – Che Cat Power sia di una bellezza fuori dal comune è un fatto certo (e basterebbe la copertina di D di Republica per dirlo a mezzo mondo)

Ma questo post non parla della bellezza di Chan Marshall; né del nuovo taglio di capelli, né tantomeno della fine della relazione con Giovanni Ribisi. Di tutte queste cazzate trovi infarcita la stampa nazionale italiana, che se è vero che ha avuto il merito di interessarsi a un’Artista con la A maiuscola, e non alla solita scialba Madonna, è caduta poi nell’errore di approfondire questioni degne di Alfonso Signorini.

Questo post, invece, parla di Cat Power e del suo ultimo incredibile album: Sun. Che puoi ascoltare per intero in streaming andando in fondo all’articolo.

Sun è l’esplosione sonora di un’artista che rifugge le etichette e che arrivata a 40 anni, dopo 18 anni di country e blues venati di indie rock, se ne va nello studio di un certo Philippe Zdar (sì quello dei Cassius, gruppo electro-clash francese) e si mette a giocare con synth e beat. Facendo tutto da sola: suonando, sperimentando, cantando, producendo l’album e lasciando il bel Philippe al mixer – per la verità Chan appena lo vide gli disse “Non ho bisogno di te, voglio il tuo studio. Non ho un dollaro, fra due settimane per contratto devo consegnare i nastri alla Matador. Appena li consegno loro mi pagano e io pago te”.

E questa voglia di sperimentare in Sun si sente tutta.

Cherokee è l’inizio col botto, che tiene insieme la vecchia e la nuova Cat Power in un pezzo ritmato con un refrain che ti prende subito. Ritmica “da applausi” con il capping che alleggerisce un pezzo che si finge leggero, ma leggero non è.

Qui non siamo molto lontani da You Are Free (2003) capolavoro di indie-pop-rock Anni Zero. Ma Ruin cambia le carte in tavola: inizia con quel giro di pianoforte che non ti aspetteresti da Cat Power, tanto sembra uscito da un locale cubano, ma poi attacca con la batteria, il basso pulsante e le chitarre in odor di indie, prendendo quota. E siamo a due singoli più che azzeccati.

Ma in Sun c’è anche altro. C’è Peace and love, un lampo di genio freak&sveenties che sembra rubata ai Jefferson Airplane (meraviglioso l’intreccio di chitarre elettriche nel finale). C’è il dance-rock-blues anni ’80 di Silent Machine, un po’ tamarro, ma estremamente sexy. C’è l’electro-ballata Manhattan che per sound piacerebbe tanto ai fan di Florence & The Machine. C’è la notturna Human Being, con segue un arpeggio di chitarra incantevole e conturbante. E ci sono i dieci minuti psico-cosmici di Nothing but time retti da un piano solare e arricchiti dai backing vocals di Iggy Pop, che gioca qui a fare il duca bianco.

Non sempre Cat Power centra il bersaglio, come nella title track, che suona come la vecchia Power con una nuova strumentazione. Ma la cosa bella è che il bersaglio è molto, molto diverso dal solito. E questo è più che bene.

(ti lascio allo streaming dell’intero album e più in basso al video di Cherokee, prossimo singolo in attesa del video)

Questa voce è stata pubblicata il 6 settembre 2012 alle 11:18 PM. È archiviata in Rock-Indie '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

6 pensieri su “Cat Power: la recensione di (+ streaming)

  1. Artista a me sconosciuta, strano in quanto è una bella gnocca. Molto bella questa canzone, ora mi ascolto l’album perchè mi hai messo una certa curiosità…

    CIAO!

  2. Jacopo in ha detto:

    Cat Power è un’artista incredibilmente eclettica. Per capirla da ascoltare assolutamente You Are Free (2003), album pieno di gioielli, tra equilibri di voce fragile, fin quasi a farti piangere a bravi più corposi e arrangiamenti raramenti incontrati in questi anni 00. Capolavoro ovviamente.
    Sto ascoltando questo nuovo album, non riesco a capirlo ancora, ma l’intreccio di suoni sembra quasi mistico.

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