I Cani al Magnolia Live Report

I Cani al Magnolia Live Report: hype, cover a tavolino e belle canzoni

I Cani al Magnolia: Live Report: hype, cover a tavolino e belle canzoni – Mi avevano detto che in versione Live sono dei veri e propri cani.  E invece devo dire che evidentemente l’ultimo anno di Live ha giovato a Niccolò Contessa e agli Ancien Regime (la band che dà forma live al progetto I cani) che hanno messo qualche toppa quà e là, proponendo un concerto certo troppo breve (meno di un’ora!) ma non imbarazzante.

Ma, brevità del concerto a parte, sono altre le cose che critico de I Cani

L’inizio è affidato alla grinta di Perdona e dimentica. Che sarebbe un ottimo inizio se solo inizio non ci fossero i problemi tecnici del tastierista con i capelli à la David Guetta (assolutamente fuoriluogo con quel look in un concerto Indie! Ma tant’è).

Ma messi da parte i problemi tecnici, che imbarazzano non poco Niccolò, poco pratico a gestire il palco e intrattenere il pubblico (“Vi state divertendo?”) arriva una serie di pezzi che non possono tenere fermo il pubblico. Da Hipsteria, un pop scanzonato vestito di synth, a I Pariolini di 18 anni, pezzo tormentone su Facebook, che li portò alla ribalta e che rappresenta una summa del sound dei Cani. Linea di basso pulsante, synth semplicissimo e in primo piano, e una capacità di fotografare scene adolescenziali-generazionali e di renderle perfettamente attraverso strofe non troppo cantate che però ti si appiccicano in testa alla perfezione.

Quando arriva Con un Deca,  estratta da Con due deca, compilation in free download targata Rock-it, il pubblico canta a squarciagola, sebbene come dicevo nei post dedicati al senso delle cover, questa appartiene alla categoria compitino: nessun sforzo, nessuna inventiva, ma solo un blando riadattamento.

Ma il pubblico canta. E lo fa anche quando, dopo un po’ di pezzi, I Cani intonano le note di Acida. Scelta banalotta, in quanto cover synth pop/post punk di un brano punk, e per giunta nemmeno così vecchio: non tanto per i suoi 14anni, ma per il suo continuare a vivere nelle discoteche rock à la Estragon.

Ma a spiegare il senso della scelta e con esso il senso stesso di una band come I cani sono le parole di Niccolò per presentare la cover dei Prozac +.

Ora suoniamo un altro pezzo non nostro: era il 1998, noi facevamo le sucole medie, e nelle radio impazzava questo pezzo di cattivo gusto, ancora più di cattivo gusto di Con un deca. Dunque, se con la cover degli 883 ci sono state polemiche speriamo che con questo ce ne siano ancora di più.

Hype. È questa la parola che rappresenta meglio I Cani. Se la polemica è alla base del passaparola e il passaparola è alla base del successo, allora sì a scelte che di artistico hanno ben poco ma che a livello comunicativo possono rendere tanto.

Facile a questo punto arrivare a pensare che i soggetti così cari al mondo indie continuamente citati nei brani (occhiali da Nerd, lomo, reflex digitali, Flickr, Hipster ecc.) siano messi lì più per gigioneria che per urgenza narrativa.

Peccato per queste pose: perché il progetto I Cani è tutto fuorché da buttare. E a testimoniarlo, più che le Velleità è Le Coppie – urlate a squarciagola dal pubblico, ma mio parere carine ma non memorabili – è Post Punk, ancora più bella nella sua versione live.

Bello il testo. Perché non si limita a criticare gli indie. Cosa che ormai abbiamo capito fanno tutti i gruppi indie, che negano il loro essere indie e criticano gli indie, vedi Miami Festival e Lo Stato Sociale. Non si limita a fare questo e fa un passo in avanti, ricordando di non giudicare le persone dalle apparenze: una banalità da scuole elementari dirai tu, vero(!), ma che nel mondo indie è una rarità. In particolare, trovo bellissimo il passaggio: “E per questo non mi riconosco in questa società: per me contano i dischi, i bagni nel mare, l’umanità”.

Ma testo a parte a colpire di Post Punk è quel riff che si attorciglia nella coda finale lasciandosi immergere da altri synth; coda che nella versione Live è stata più lunga. E meritava da sola l’intero concerto.

Questi dovrebbero essere i Cani. Bella musica e testi non scontati e non di genere. Non cover studiate a tavolino e testi forzatamente post-adolescienziali. E poi se facessero anche dei concerti più lunghi sarebbe il massimo. Ma forse chiedo troppo.

Questa voce è stata pubblicata il 31 luglio 2012 alle 10:48 PM. È archiviata in Rock-Indie '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

3 pensieri su “I Cani al Magnolia Live Report: hype, cover a tavolino e belle canzoni

  1. Link in ha detto:

    I Cani sono stati l’ultimo concerto al quale ho preso parte (di norma uno ogni anno e mezzo, non sono il tipo) e sei riuscito bene o male a riassumere i perchè della mia insoddisfazione di quella sera.
    Poi aggiungici che, a livello di intrattenimento, il clima lasciava molto a desiderare: ma ci stava, forse, alla fine erano ai loro inizi inizi, glielo si può concedere! Vediamo che dirà il futuro!

    • Allora non sono solo🙂 Vero, pare che col tempo siano/stiano migliorando, ma la speranza è che smettano di fasciarsi con questi atteggiamento post-adolescienziali che fanno la loro fortuna nel breve periodo ma non li aiuteranno ad andare molto lontano musicalmente parlando.

  2. Pingback: I Cani – “Glamour”: come riempire belle canzoni con cliché under 21 | Goodbyezero

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