Toy Music e Crowdsourcing

Toy Music e crowdsourcing: perché il gioco è una cosa seria

Toy Music e crowdsourcing: perché il gioco è una cosa seria – Si chiamano Cobol Pongide, sono romani e sono un duo Uomo-Robot che fa musica con i giocattoli.

O per meglio dire: con Toy Keyboards – Bontempi, Casio, Letron e Chicco – vecchie consolle a 8 bit – Commodore 64, Gameboy, Nintendo NES – e circuiti self-made da “piccoli ingegneri”.

Ma a colpirmi non è stata solo la scelta degli strumenti e delle cover di presentazione – la bellissima Life On Mars? su tutte – ma l’idea di promuovere il loro progetto tramite… una piattaforma di crowdsourcing (che non è il couchsurfing😉 )

I Cobol Pongide non sono al primo disco, bensì al terzo: ma se, grazie ai Social Network e all’avvvento di un “fare web” molto più DIY, promuovere musica non è così difficile (il duo, oltre a un sito web, ha un blog, una pagina Last Fm, un canale Youtube, oltre a Facebook e a Twitter), il vero problema oggi in Italia (e non solo?) è produrre musica. E la crisi certo non aiuta, anzi: fornisce ai discografici pigri motivi reali (a volte) e alibi (molte altre) per non investire in progetti meritevoli.

Così per il loro terzo lavoro, Musiche per Colonie Extrasolari, i Cobol Pongide hanno optato per un sistema di finanziamento dal basso, il crowdsourcing: chiedendo ai possibili fruitori della loro musica di promuovere la realizzazione del disco, che conterrà 13/15 musiche e costerà alla band circa 2000 euro. Per finanziarlo basta acquistare una delle 400 quote al costo di 5 euro, un contributo che si traduce in una copia del disco.

Per finanziare l’iniziativa e avere il tuo CD, basta andare su questo sito e comprare una o più quote: Produzioni dal basso.

Gran bella idea. Di esperimenti di crowdsourcing se ne vedono, e tanti, ma in ambito musicale sono certo meno diffusi, soprattutto in Italia. Il risultato assomiglia a un sistema di mecenatismo, con la differenza che chi mette i soldi non è uno, e non ha potere di influenzare il progetto musicale, cosa che avviene con la produzione tradizionale. Il che è un gran bene.

Che possa essere un’alternativa al sistema di produzione tradizionale? Non penso, onestamente. Ma certo è segnale di un cambiamento, di un’esigenza di svincolarsi da un sistema discografico che non funziona. Di sopperire come singoli agli apparati posti sopra di noi, complessi e mostruosi come solo Kafka saprebbe descriverli.

E se l’idea merita un contributo di 5 euro (o più se hai voglia di regalarlo a qualcuno die tuoi amici, colleghi, parenti, fidanzato/i) posso solo dirti che la musica merita ancora di più: un toy pop che scoppietta di scintille vintage e ricordi infantili e che ci ricorda come il gioco è una cosa dannatamente seria.

PS: E poi come non resistere all’idea di consegna naif elaborata dal duo?

Consegna a mano senza spedizione su Roma (mettendosi d’accordo su un luogo ragionevole dove incontrarsi – no Roma Nord per pieta’ – oppure al primo live nella vostra zona)

Questa voce è stata pubblicata il 26 giugno 2012 alle 12:07 PM. È archiviata in Pop '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

3 pensieri su “Toy Music e crowdsourcing: perché il gioco è una cosa seria

  1. fede in ha detto:

    well done mate…..fede london

  2. Pingback: Balla spread: se lo spread ha il suo ballo di gruppo | GoodbyeZero

  3. Pingback: Alb – Golden Chains: il crowdsourcing interattivo conquista Cannes Lions | Goodbyezero

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