Il terremoto de L'Aquila tra musica e parole

Il terremoto de L’Aquila tra musica e parole

Il terremoto de L’Aquila tra musica e parole  – Riportare l’attenzione su L’Aquila, dopo che i riflettori mediatici si sono spenti, dopo che il teatrino del “G8 sulle macerie” è passato senza portare aiuti ma solo disagi. Portare l’attenzione sullo stallo della ricostruzione; su come – rimanendo in tema musicale – quel milione di euro ottenuto dalle vendite del singolo Domani, a cui hanno partecipato 56 artisti italiani, sia ancora fermo in un cassetto inutilizzato.

È ciò che tenta di fare un concerto, voluto da Manuel Agnelli e da Big Fish Entertainment che vedrà salire sul palco Afterhours e Il Teatro degli orrori, ambedue freschi di pubblicazione.

Un concerto gratuito e a costo zero, anche per l’amministrazione locale. E non un live in un posto qualunque, ma in quella zona rossa da cui i cittadini sono stati evacuati e che solo ora sta tornando lentamente (troppo lentamente) a vivere.

La data del concerto è domani, 18 maggio ore 21, in piazza duomo. Ma per chi non potrà essere lì presente il live sarà disponibile in streaming dalle ore 21 di martedì 22 maggio su Corriere.it.

Fuor di musica, è sulla base dello stesso principio – riportare l’attenzione sullo stato attuale de L’Aquila – che è nato Sismografie. Tornare a L’Aquila 1000 giorni dopo il sisma (Effigi, 119 p., 12 euro), disponibile anche in versione ebook  (4 euro). Un libro curato da Fabio Carnelli, Orlando Paris e Francesco Tommasi, semiotici/antropologi della facoltà di Lettere e Filosofia di Siena, nonché membri de Il Lavoro Culturale, bel progetto web che mi sento vivamente di consigliarti.

Tre sezioni, nove saggi, dodici autori che denunciano l’importanza sociale e politica di continuare a scavare tra le macerie della tragedia. Tra questi c’è un mio piccolo contributo scritto con Antonio Milanese: Quando finisce un terremoto?  Una domanda solo in apparenza banale. Perché sono passati 1000 giorni da quel tragico 6 aprile 2009, ma il terremoto de L’Aquila non è ancora finito. E non perché la terra stia continuando a tremare, ma perché ancora il centro cittadino porta i segni di quella distruzione. Perché l’incubo della New Town e della ricostruzione priva di un senso, d’una logica e di un’anima non è certo terminato. Perché se quei 308 morti non possono tornare in vita, almeno il resto della città dovrebbe poter tornare alla vita normale.

E dato che la politica sul tema tace, a parlarne è la cultura, sia essa fatta di suono, o di carta e parole. Buona lettura, buon ascolto ma soprattutto buona riflessione.

Questa voce è stata pubblicata il 17 maggio 2012 alle 9:00 PM. È archiviata in Rock-Indie '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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