best of a toys orchestra

Dischi che dividono: Il best of (non best of) degli… A Toys Orchestra

Il best of (non best of) degli… A Toys Orchestra –  Prima sparati nelle orecchie da un manipolo di indie rockers, ora sparati davanti agli occhi di milioni di telespettatori. Parlo del colpaccio degli …A Toys Orchestra, una delle realtà più belle del pop rock italiano di matrice indie.

Dal 29 marzo, infatti, sono la resident-band della nuova trasmissione di Fabio Volo, Volo in diretta, che va in onda dal martedì al giovedì alle 23:15 su Rai3.

Gli A Toys un po’ come Elio e le storie tese a Parla con me? In parte,  perché la differenza è che i 4 ragazzi di Agropoli cantano le proprie canzoni.

Una bella scelta che assicura una buona esposizione alla band ma non snatura la loro indole no-mainstream: per via del progetto televisivo non becero, ma soprattutto per via della rete (più che di Volo in sé).

Così, visto il rinnovato pubblico gli A Toys Orchestra e la loro casa discografica decidono di dare alle stampe un Best of. Anzi no. An introduction to… …A Toys Orcehestra. Scelta intelligente e strategica quella sin dal nome. 

Un Best of  è un’operazione molto commerciale e spesso becera, e per questo poco in linea con l’identità indie della band. Quello dietro a questo prodotto discografico, invece, è un concept più onesto: che parla direttamente a quelle tante persone che non conoscevano l’Orchestra e che ne sono rimasti impressionati vedendoli in TV, e che potrebbero volere un assaggio, un’introduzione alla discografia della band – giovane sì, ma con 5 dischi all’attivo.

Sono certo che il pubblico indie, scioccamente intransigente com’è, non amerà la mossa. E la googlata di qualche minuto fa conferma la mia tesi. Ora, pur ammettendo che vedere gli Orchestra mettersi alla prova con una compilation è una cosa che non mi fa impazzire, non è la compilation in sé a non convincermi, quanto piuttosto tre sue caratteristiche:

1) L’assenza di inediti, che avrebbero potuto incuriosire i fan e lasciar presagire gli sviluppi futuri del sound della band.

2) La scelta dei pezzi più orecchiabili/radiofonici, che costruiscono l’idea di un gruppo dedito al format delle ballads più di quanto non lo siano in realtà.

3) L’assenza di canzoni tratte da Job (2001), album grezzo – molto Pavement in alcuni momenti – che dimostra però come gli …A Toys fossero una realtà interessante ben 11 anni fa. Probabilmente una motivazione potrebbe essere la diversa casa discografica dietro al disco (Fridge non Urtovox), ma scegliere un pezzo da quell’album avrebbe valorizzato la lunga gavetta della band. Io in particolare avrei scelto Dance of the Moth, Anni Zero come data di realizzazione, Anni 90 nel sound…

E tu? Cosa elimineresti e cosa aggiungeresti?

Questa voce è stata pubblicata il 22 aprile 2012 alle 7:56 PM. È archiviata in Anni Zero, Rock-Indie '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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