Tim Hecker: quando l’ambient canadese subisce il fascino islandese

Tim Hecker: quando l'ambient canadese subisce il fascino islandeseTim Hecker: quando l’ambient canadese subisce il fascino islandese – Che giornalisti e redattori debbano scrivere spesso di cose di cui non sanno niente è fatto certo (e non voglio tirarmi indietro). Però, ti dirò, quando mi trovo in queste situazioni – per fortuna non troppo frequenti se no facevo prima a vendere limonate sui Navigli – sono contento. Perché è l’occasione per scoprire qualche artista di cui finora ignoravo l’esistenza.

Mi è capitato di recente per un articolo, relativo a Tim Hecker: “E chi cazz’è?” dirai tu. Ecco giusto appunto, è ciò che ho pensato io…😉

Così, un breve articolo si è trasformato nella scusa per ascoltare ore di drone (musica minimalista che prevede lunghe suite con lievi variazioni armoniche). Per riprendere in mano matasse sonore, elettroniche e dilatate, abbandonate da quando ne ho fatto indigestione scrivendo sulla Kosmiche Musik (mai fare tesi di laurea su argomenti che si amano davvero, pena il rischio di passare dall’amore all’odio in tempo record).

Ma musica crucca a parte, l’album di Hecker, Ravedeath 1972, è stato davvero una bella scoperta del panorama sonoro del 2011: un disco ambient che trasuda ghiaccio da ogni suo pezzo. E non a caso, come ho appreso dal web e ho riportato su Zero, il buon Tim per registralo si è spostato dal gelido Canada all’altrettanto gelida Islanda

Reykjavik, una chiesa e un organo a canne. Tre elementi che triangolano perfettamente i paesaggi sonori di Ravedeath 1972, gioiello drone che ha aperto l’anno lasciato alle spalle. Lui, che nel ‘72 non era neanche nato, è Tim Hecker: canadese, classe ’74, e come molti nordamericani (The Album Leaf, Bonnie Prince Billy) sedotto dall’algida Islanda. Ma a febbraio a vibrare non saranno le navate islandesi, bensì le pareti dell’Auditorium Carmine. Così, segno in agenda e intanto rifletto: se nelle chiese italiane suonassero questa musica, non dico che diventerei cristiano, ma di certo praticante (via Zero)

Il caso di Hecker mi ha fatto riflettere sulla crescente fascinazione musicale per il paese dei Sigur Ros, di Bjork e delle Amiina. Non è scorretto infatti parlare di una scena musicale islandese di ispirazione elettronica/post-rock, la cui eco ha valicato l’oceano, tanto da generare fenomeni di “pellegrinaggio”, un po’ come Bowie quando raggiunse la Berlino Cosmica dei Kraftwerk. Magari approfondirò la questione ascoltando altri artisti e condensando il tutto in un post…

Intanto, dopo aver scoperto e apprezzato Hecker, ti consiglio un paio di tracce estratte dal suo Ravedeath 1972. Buon ascolto.

Questa voce è stata pubblicata il 20 febbraio 2012 alle 11:59 PM. È archiviata in Electro-Dance-Trip Hop '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: