Beyoncé tra flopping e faking: bando ai fake, 4 è un flop!

4: il flop di BeyoncèBeyoncé e flop sono due parole che ricorrono frequentemente nelle googlate degli ultimi mesi. E questo per le vendite altalenanti del recente 4. Non mancano però le voci che sostengono che l’album abbia avuto un buon successo di vendite: segno letto come indice di gradimento e di qualità (sigh!).

Ma per placare questi moti di ottimismo bastano due semplici parole, parole che ti consiglio di usare se hai di fronte un fan ottuso che ti bercia contro quanto 4 sia un gran successo. Le parole in questione sono distribuzione ed evergreen…

Ma vado con ordine…

Genesi di un flop – Beyoncè pubblica il primo singolo Run the worlds (girls) e fa flop: In Italia il suo picco è la 20esima posizione, negli States la 29esima(!). E tempo due settimane sparisce dalla classifica americana. Motivo del flop l’assoluta mancanza di un’apertura melodica, che fa sembrare il pezzo una bozza. Qualcuno dirà: “Ma dietro il brano c’è la produzione di Diplo?”. E qui sta il secondo motivo del flop: il target che ascolta assiduamente Beyoncé non è lo steso di M.I.A. Beyoncè tenta di saltare sull’onda del momento ma il risultato è goffo, e finisce per capitombolare a riva.

Un insuccesso che induce a pensare di posticipare la data di lancio dell’intero album per lavorarci su. Ma alla fine non se ne fa niente.

Strategie contrastive – Attraversando l’oceano nel senso inverso dei Beatles, Beyoncé si dedica a una promozione mirata per il mercato UK, con esibizioni nei principali programmi televisivi del paese. E per dire a tutti “Sono io, non mi riconoscete?” Bee lancia Best thing I never Had, brano pop molto più tradizionale del primo, ma imbarazzante nella sua piattezza.  La promozione speciale le consente di colpire il mercato UK e risolleva un po’ le sorti dell’album. Ma è un album nato male, e le vendite e i gradimenti latitano.

Per ristabilire la leadership pop-r’n’b di Beyoncè, si opta per una strategia di marketing molto in voga negli anni 10: lanciare video promozionali a raffica. Strategia usata da Gaga per risollevare il flop di Born this Way: pensa a The Edge of Glory e Hair lanciate insieme subito dopo Judas e seguite a ruota da You and I. La qualità si alza di colpo. 1+1, con il suo stile Prince, emoziona per intensità: e ci ricorda che non si diventa regine dell’r’n’b così per caso. Countdown, con i suoi stilemi oldschool, è un pezzo godibilissimo. Ma il singolone manca e Beyoncè lo sa bene, così tenta la carta Party. Poi quella Love on Top – grazie Valicio😉. Fallimentari.

Le ragioni del finto successo.

1) Fenomeno evergreen. Ma allora come si fa a dire che 4 è un successo? Semplice le vendite che si millantano come straordinarie sono in realtà la normale quota che un’artista ormai entrata nel canzoniere e nell’immaginario americano vende di default. Ma questo non si chiama successo. Beyoncè, a differenza di Gaga, va oltre le mode del momento, potendo contare non solo su un pubblico giovane, ma anche sull’acquisto dell’album anche da parte della cicciona cinquantenne che vede Oprah mangiando pop corn imburrati. Esattamente come da noi avviene con Tiziano Ferro, per intenderci, che figura negli ascolti di persone di mezza età che ancora comprano gli album del fratello segreto di Enzo Paolo Turchi: Amedeo Minghi. Le copie vendute da Beyoncè sono quindi il minimo sindacale che ci sia aspetta da una cantante nazional-popolare americana.

2) Distribuzione. La seconda bugia sta nel platino che le è stato assegnato per il milione di copie vendute negli States, che altro non è che una farsa. Come spiegavo qualche post fa la classifica degli album più venduti è in realtà la classifica degli album più distribuiti. E mai come in questo caso questa differenza vale come tutto l’oro del mondo. Perché il flop di Beyoncé consiste proprio nello scollamento tra album distribuiti (previsione d’acquisto) e album venduti (acquisto effettivo). Non a caso le “vendite” di 4 sono ferme a quel milione di copie distribuite e non ancora smaltite dai retailer americani.

Detto ciò anche se Beyoncé avesse davvero venduto 1 milione di copie, questo non rende certo 4 un best seller. Tanto per fare un paragone Alanis Morisette con il suo Jagged Little Pill vendette 16 milioni di copie nei soli States. E se quello fu un caso discografico straordinario, ricordo che Missundaztood di Pink ha venduto 5 milioni e mezzo di copie sempre nei soli USA.

Insomma: bando ai fake, 4 è un flop

Questa voce è stata pubblicata il 6 novembre 2011 alle 4:44 PM. È archiviata in Pop '10, Rap-R'n'B-Funk '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

4 pensieri su “Beyoncé tra flopping e faking: bando ai fake, 4 è un flop!

  1. Valicio in ha detto:

    Non posso che essere d’accordo…Se piove, non è perchè l’aria suda.
    Magari non ci capirò molto di marketing discografico, ma non mi scordo di come Quincy Jones e Michael Jackson decisero di lanciare singoli a raffica, ma su un album come Thriller, che già da subito emanava tutt’altro che odore di flop. E nonostante il singolo di turno avesse appena raggiunto la vetta alle classifiche, ne lanciavano un altro per togliere il fiato a tutti, per sorprendere….per vendere. Però è vero anche che l’album successivo disseminò i suoi singoli in più anni, per un impatto più flebile sul mercato….Certo, parliamo sempre di molti anni fa.
    Dunque oggi i tempi saranno cambiati, ma forse è davvero il caso di sottolineare che stiamo un pò esagerando…Beyonce sta letteralmente scagazzando singoli e video ufficiali come nemmeno mio nonno con confetto Falqui riuscirebbe a fare (Dio ce ne salvi).
    A tal proposito Gbo, hai dimenticato di citare anche Love on Top, uscito lo scorso mese…ma non possiamo biasimarti!
    Quindi Queen B, noi lo sappiamo che l’album di merda può uscire a tutti, però ti prego…La sgommata no!!

    • Un commento da incorniciare Valicio. Particolarmente efficaci i passaggi sulla defecazione😀
      E’ un vero peccato che stia trattando l’album in questo modo. Ci sono molti album non belli che però grazie a un’oculata scelta dei singoli finiscono per apparire, a chi consuma solo i singoli e non gli album interi, come carini. Se avesse lanciato Countdown come primo e 1+1 come secondo, ad esempio, l’impressione dell’album sarebbe stata tutt’altra. Invece in giro ce ne sono (stati) altri 4, uno più brutto dell’altro(!)
      PS: A proposito, ho aggiunto Love on Top al post. GRAZIE! Sai com’è avevo perso il conto😉

  2. Tommaso in ha detto:

    1: negli stati uniti le copie EFFETTIVE vendute di “4”, un album privo di promozione da parte dell’artista… sono UN MILIONE e CENTROQUARANTREMILA, VENDUTE… non distribuite. Il platino se l’è aggiudicato quando furono state distribuite 1 milione di copie e ne aveva vendute 960 mila.
    2: La HOT 200 di Billboard è la classifica degli album.. insomma, sai tutto eh AHAHAAAHHAHAHAHAA Come fa un singolo ad uscire dalla HOT 200 se nemmeno ci può entrare? xD
    3: Non è che i singoli sono fallimentari.. lei non li ha promossi, quei singoli dalle radio sono stati trasmessi pochissimo non hanno avuto nemmeno l’etichetta “novità” perché non erano nei canoni delle radio odierne e per questo hanno limitato l’airplay, LE RADIO, non di certo la poca richiesta.
    4: “lanciare video promozionali a raffica. Strategia usata da Gaga per risollevare il flop di Born this Way: pensa a The Edge of Glory e Hair” Hair non ha un video, e non ce l’ha mai avuto, non ho idea di cosa cazzo tu stia parlando

    • Ciao Tommaso, sul punti 1, check the date before losing your head: il tuo commento è di marzo, l’articolo di novembre. Io mi riferivo alle copie distribuite allora… Invece hai completamente ragione sulla questione billboard, correggo subito grazie della segnalazione. Così come è vero che la frase sui video promozionali è mal scritta; dà l’impressione che anche Hair abbia un video. Intendevo parlar più in generale di singoli promozionali lanciati a raffica, video a parte. Sul punto tre, “lei non li ha promossi” mi sembra francamente la scusa di chi dice: non è che ho perso, è che non ho voluto vincere.
      In generale, capisco che possa essere una argomento che ti sta particolarmente a cuore, ma la tua preparazione sull’argomento verrebbe fuori meglio se fossi meno volgare nelle risposte. Meglio scambiarsi opinioni che insulti e attacchi. Non trovi?

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