Pop, travestitismo e ruoli di genere

C’è un’omonimia nella lingua italiana che dà fastidio a chiunque si occupi di gender studies: quella tra genere musicale e genere “sessuale”.
Un’omonimia che non esiste in inglese dove il genre e il gender s’assomigliano come un cookie assomiglia a un cuckold.

Eppure questa scherzo linguistico ci ricorda qualcosa di molto importante…

I generi musicali, così come quelli sessuali, sono delle costruzioni. Creiamo etichette per rendere intellegibile la musica. Etichette che valorizzano differenze certamente esistenti (dico che qualcosa è Kosmische musik perché ne riconosco alcune configurazioni portanti, nella fattispecie la dilatazione e la frammentazione) ma che semplificano la complessità del discorso musicale.

Nulla di diabolico in tutto questo. Per comprendere il mondo dobbiamo necessariamente farlo a pezzi, c’est logique. L’importante è non confondere mai le nostre descrizioni del mondo con il mondo stesso. La musica è a prescindere dai discorsi di secondo grado (generi) che montiamo su di essa per raccontarla.

Lo stesso vale per i generi sessuali. Eterossesualità, omosessualità, bisessualità, travestitismo, transgenderismo – da declinare al maschile e al femminile – sono narrazioni che dicono qualcosa delle identità relazionale dei soggetti, ma mai tutto; incapaci come sono di cogliere il divenire del flusso identitario.

Ma che c’entra tutto questo con il pop? Semplice.

La musica popular ha  sempre avuto un ruolo fondamentale nella ridefinizione delle identità di genere. Il palcoscenico pop è un luogo privilegiato di creazione di identità sociosemiotiche che proprio grazie al loro essere messe in scena pubblicamente e in modo spettacolare è poi facile che penetrino all’interno della società. Basti pensare a Elvis, a Madonna, a David Bowie. Vortici che hanno agitato le acque dei generi sessuali più di quanto potrebbe fare un’azione politica o una legge: perché hanno proposto e non imposto nuove configurazioni di genere.

Ma il pop sta perdendo sempre più questa valenza rivoluzionaria, così evidente negli anni ’70 di Bowie e Bolan, non in quelli dei machisti Led Zeppelin. Sta perdendo questa valenza perché legato a prototipi di mascolinità schiacciati sul machismo e prototipi di femminilità da eterna concubina. Ed è questa forza sociale che il pop deve ritrovare; questo mischiare le carte; questo proporre continuamente nuove declinazioni di genere creando cortocircuiti identitari nel pubblico.

Oggi una delle poche artiste che porta avanti questa funzione del pop è Lady Gaga. In queste ultime settimane lo ha fatto travestita da uomo, interpretando Jo Calderone, il suo alter-ego maschile a metà tra il Travolta di Grease e Prince, e aprendo in queste vesti gli MTV Video Music Awards. Una ventata di travestitismo femminile – pratica meno frequente o comunque meno sedimentata nella memoria collettiva rispetto al travestitismo maschile.

E poco importa se Gaga lo fa per marketing o convinzione. Del resto anche le trovate del duca bianco erano marketing, ma hanno finito per scrivere la storia dei generi nel mondo occidentale, oltre che quella musicale.

Quindi pollice in su per la decostruzione di genere firmata Miss Germanotta e speriamo che presto venga affiancata da altri colleghi.

Piccola nota di chiusura: attenzione però a non scambiare la decostruzione per ricostruzione di altri stereotipi o cliché. E’ quello che fanno i Foo Fighters quando per ribaltare il connubio Rock-machismo, mettono in scena il classico stereotipo del camionista-gay. Qui la funzione di genere del pop non c’è. Ma apprezziamo almeno l’ironia del video.

Questa voce è stata pubblicata il 31 agosto 2011 alle 7:35 PM. È archiviata in (sub)CULTure, Rock-Indie '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

12 pensieri su “Pop, travestitismo e ruoli di genere

  1. Aggiungo che Gaga ha dato l’impressione di aver fatto anche un certo “lavoro” dietro al personaggio, che lo ha reso quindi meno scontato e caricaturale.

  2. Post che cattura forse la vera problematica del pop moderno: l’incapacità di inventare, proiettando un nuovo linguaggio anticonvenzionale.
    Ho scritto la mia tesi proprio in merito alla performance dal vivo e alle connotazioni d’immagine (con Bowie protagonista) e credo che sia proprio questo il terreno su cui lavorare.

  3. Danielazzo che bel post! FIGGHIO! Faccio un passo indietro di fronte a Bowie, che metterebbe sotto scacco il rigore scientifico di chiunque. Il mio sicuramente. Visto che l’amo (pio Bowie) senza condizione.
    La nota di chiusura sul rapporto fra decostruzione dello stereotipo e riproposizione di un nuovo clichè è Il Grande Problema. Difficilmente ci salviamo, anche quando mossi dalle migliori intenzioni (Barthes non è passato invano). Vale un po’ la regola del Judo (abbandonato a nove anni perchè io ero femmina, e in mezzo ai maschi mi sentivo a disagio…beata innocenza): sfrutta la forza dell’avversario per atterrarlo. Il ribaltamento è una conseguenza, non una strategia.

  4. @Francesco: lo sai che voglio leggere la tua tesi di laurea?🙂 Chi era il tuo relatore?
    @A.: Ti scrivo dalla penisola della mia cucina sulla cui parete candida si staglia un santino di Bowie. Concordo in pieno sulla frase “il ribaltamento è una conseguenza non una strategia”. Anzi sai cosa penso? Che forse più c’è intenzionalità nell’azione e più si rischia di andare a pescare nel calderone del già visto e del già sentito. Si agisce in modo razionale e si rischia di non scompaginare il puzzle, ma solo di metterne insieme un altro ahimé già noto.

    • Mi piacerebbe ascoltare il tuo parere poi!
      Il mio relatore è il prof. Fabrizio Deriu, insegna comunicazione teatrale all’università di Teramo; è noto per alcune importanti pubblicazioni proprio sul teatro.

  5. Pingback: Foo Fighters figth homophobia « GoodbyeZero

  6. Pingback: Merry The Night: Lady Gaga, la cornice e il pennello grande « GoodbyeZero

  7. Noemi in ha detto:

    OMG! nn credo questo è lei!

  8. Pingback: Lady Gaga: la copertina di Applause che copia David Bowie | Goodbyezero

  9. Dario in ha detto:

    Ritengo invece che anche Bowie e Madonna, in particolare quest’ultima, hanno destrutturato creando nuovi stereotipi o almeno hanno preso quello che non era un loro stereotipo e l’hanno fatto proprio.

    • Ciao Dario, grazie per il commento. Sì è quello che ho scritto: Gaga al momento è l’unica che lo sta facendo, ma solo al momento. Madonna lo ha fatto prima di lei e Bowie lo ha fatto più di chiunque altro negli anni 70 e 80. Anche se c’è da dire che l’articolo è di due anni fa e la Gaga di oggi mi sembra un po’ meno rivoluzionaria e più stereotipica. Staremo a vedere che piega prenderà con l’uscita di ARTPOP🙂

  10. Pingback: Quadrato semiotico delle popstars femminili (via Squadrati) | Goodbyezero

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