Vieni a suonare in Puglia (migrazioni a testa in giù)

Love FestivalUn tempo, con una valigia di cartone alla mano piena di speranze e magliette della salute, si abbandonava il sud Italia alla ricerca di lavoro e fortuna. E poco importa che si viaggiasse sulla A1 o su un espresso della speranza, la direzione era sempre la stessa: il NORD.

Ma il tempo passa, il vento cambia (direbbe Red Ronnie) e ti ritrovi che i pochi Festival del Belpaese sono costretti a migrare in cerca di spazi e fortune. Direzione diversa, stavolta: SUD. E più precisamente Puglia.

Che l’Italia in fatto di concertoni estivi sia da sempre messa male è cosa arcinota. Basta andare in Olanda, Germania, Danimarca o Inghilterra per rendersene conto. Basta vedere l’Europa. Quella con la E maiuscola. Ma non è la polemica sull’Italiuccia che mi interessa.

Se è vero, come insegna Greimas, che ogni storia è mossa da una mancanza quella dei festival migranti italiani è duplice: da un lato problemi politici-organizzativi (dissidi con le giunte locali) dall’altro dalla completa assenza di spazi attrezzati che rispettino le norme di sicurezza.

L’Heineken Jammin’ Festival abbandonò Imola alla ricerca di spazi più adatti. Ma il passo verso Mestre è stato un passo nelle sabbie mobili. In Europa si ride della sua location, del suo cartellone (Negramaro, Irene Grandi, Vasco Rossi => Imbarazzante) e in generale del suo tentativo maldestro di scimmiottare i festival europei. E lo spostamente dell’ex Arezzo Wave a Firenze prima e Livorno poi (causa lo spaccio di droga e la morte di un ragazzo) non è stato molto più fortunato.

Ma il 2011 la direzione migratoria cambia. E a fare da pioniere è proprio l’Italia Wave che in inverno annuncia il suo spostamento in terra salentina: humus fertile che da anni si è emancipato dal’egemonia reggae/taranta. A seguirlo a ruota è uno degli appuntamenti più interessanti del panorama italiano: il MEI – Meeting delle etichette indipendenti da sempre collegato a Faenza come la mortazza sta a Bologna, e per l’autunno 2011 ospitato alla Fiera del Levante a Bari.

Eppur si muove.. verso il sud. E verso la regina del meridione: la Puglia. Che questa migrazione sia dovuta a un evidente miglioramento del livello organizzativo dei concerti nel meridione è probabile, che sia dovuto a una crescita del mezzogiorno sotto il profilo dei consumi è quasi certo. Ciò che conta è l’interessante inversione di tendenza, che potrebbe portare non solo ricchezza, ma anche a una riconsiderazioone della musica made in South nell’atlante geomusicale italiano.

PS: in questo peregrinare pugliese avrai certamente bisogno di un aiutante, direbbe sempre il solito Greimas. Di un oggetto che ti guidi nella terra cotta dal sole e bagnata dai due mari. Per il Salento ti consiglio una guida, scritta da alcuni amici legati a Zero e meravigliosamente illustrata da acquerelli che veicolano “estate”. Così, almeno saprai dove ubriacarti, ascoltare buona musica, dormire a poco e mangiare delle buone orecchiette.

Dal canto mio posso solo dirti: Benvenuto al sud!

Questa voce è stata pubblicata il 20 luglio 2011 alle 12:42 PM. È archiviata in Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

9 pensieri su “Vieni a suonare in Puglia (migrazioni a testa in giù)

  1. qualcosa in Salento sta cambiando sì, ma come disse Cavour “fatto Italia Wave, bisogna fare i rockers”

  2. Da pugliese, anche se non sono potuta andare all’Italiawave, posso dire di essere orgogliosa di questo cambio di rotta🙂

    • Spero che un giorno la Calabria seguirà la Puglia in questo processo.. spero solo d’esser vivo per quella data😛
      PS: felice di rileggerti Frances🙂

      • Ma quel PS da dove è uscito? :O Ero scomparsa da parecchio tempo, perché senza ispirazione non scrivo, per fortuna sono riemersa🙂 L’unico fronte su cui non sono molto contenta, riguardo il cambio di rotta, è che se ne parla poco degli eventi e quindi è sempre una cerchia molto ristretta che è informata😦 Diciamo che non sono ben sponsorizzati, con questo non voglio dire che debba diventare il prossimo Heiniken Jammin Festival (non sia mai!) anzi preferisco le cose piccoline tanto familiari, ma è giusto per dare più valore al Sud che ha tanto da dare🙂

        • Oops scusami Frances, volevo darti il bentornata ma l’ho scritto sul tuo commento😀 L’età avanza!😛
          Perfettamente d’accordo sull’incapacità di comunicare al meglio questo cambio di rotta: per chi studia comunicazione/dams musica ecc. un bella tesi sulla comunicazione dei e nei festival non sarebbe affatto male.. Per come intendo io l’accademia dovrebbe proprio essere un luogo dove pensare in modo alternativo e trovare vie e soluzioni per ottimizzare alcuni processi esterni all’accademia (anche se sappiamo che spesso non è così, purtroppo). Se studi e studi cose affini, può essere un’idea, non trovi?😉

  3. 😀 Sì, l’avevo capito, comunque grazie😉 Effettivamente mentre leggevo il tuo commento ho pensato la stessa cosa ma non sono tanto affine alla materia di studio (faccio lingue) però effettivamente ho un vuoto mentale su quale possa essere l’argomento della mia tesi e la laurea ormai è vicina (almeno così sembra).

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