Radar (Ejabbabbaje): palindromi e pleonasmi nel nuovo album dei Verdena

La copertina di Radr dei VerdenaAi Verdena deve piacere molto questa storia di poter leggere i titoli in reverse e ottenere lo stesso effetto. Perché dopo Wow arriva un altro album dal titolo palindromo: Radar.

Ok, è chiaro a tutti che il focus della notizia non sta nella parola “palindromo” ma in quella “nuovo album”…

Non c’è però da saltare dalla sedia. Radar infatti non è un nuovo album, né un Ep, ma una compilation con 3 brani live, un paio di inediti, un paio di demo e due remix/versioni alternative, che la band bergamasca ha realizzato in collaborazione con XL. Per averlo dunque bisogna comprare il numero di giugno dell’inserto musicale di Repubblica e aggiungere 6,90 euro.

Fin qui la news, ma ora – come sempre – arriva la views.

Radar è un disco di cui si può fare volentieri a meno, e che non ha nulla della bellezza degli Ep dei Verdena, che, per chi non lo sapesse, contengono alcune delle cose migliori del trio-quartetto di Albino.

Optical è una bella jam ma non è portata a compimento. A capello (demo) ci mostra com’è nata la versione a cappella contenuta nell’album, e ha dalla sua dei suoni interessanti che fanno molto telefilm poliziesco. Segale Cornuta è uno di quegli esperimenti al synth di Luca che tanto ci piacciono. I tre pezzi live sono ben suonati e rendono bene l’atmosfera del Wow tour. La versione Drum 2 di Razzia Arpia Inferno e Fiamme è però palesemente un riempitivo; va meglio con i remix targato Aucan che sposta i confini sonori del primo singolo di Wow verso un techno-pop interessante.

Non male si potrebbe pensare. Il problema è che in Radar non c’è una canzone completa che possa davvero aggiungersi al canzoniere dei Verdena. Nelle intenzioni forse (e sottolineo forse) avrebbe dovuto esserlo Inutilniente, ma in realtà si tratta di una canzone in cui il titolo dice tutto.

A questo punto le cose più belle di questo progetto sono due.

1) Baby I love You, primo pezzo registrato dai Verdena nell’Henhouse Studio nel lontano 1993. Il che significa che Luca aveva 12 anni e Alberto 15. Una chicca che tutto sommato diverte.

2) Il titolo, o meglio il sottotitolo. Chi conosce i Verdena, infatti, sa da dove viene questo curioso esempio di allitterazione. Ejabbabbaje è ciò che Luca canticchiò qualche mese fa davanti al microfono di XL, confermando le impressioni di chi lo ritiene schivo e poco loquace (notare l’eufemismo) ma anche di chi lo ritiene un po’ sballato (idem come per la parentesi precedente).

Una trovata scema che ha dato il la a una pagina facebook, a simpatici casi di imitazione e a improbabili remix.

Detto ciò, ti lascio con sei delle pleonastiche canzoni del palindromo Radar. A te la parola/alorap.

Questa voce è stata pubblicata il 11 giugno 2011 alle 4:13 PM. È archiviata in Rock-Indie '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

2 pensieri su “Radar (Ejabbabbaje): palindromi e pleonasmi nel nuovo album dei Verdena

  1. Dodo in ha detto:

    Inutilniente non è male. Comunque ascoltando le canzoni e leggendo la tua disamina devo dire che concordo

  2. Pingback: Black Rainbow remix – Gli Aucan e la Youtube release « GoodbyeZero

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