I 4 video rock del momento e le legnate di Gbø

Arctic MonkeysSe sei poco pratico delle nuove uscite musicali di questo mese in questa pagina potresti trovare qualche piacevole sorpresa. Ma se sei un rockettaro convinto fermati: questo articolo fa proprio per te.

Il post di oggi, infatti, è dedicato a quattro nuovi video di quattro rock band straniere: 3 statunitensi e una inglese. Da un lato, Rem, Foo Fighters e The Strokes per la compagine statunitense, dall’altro gli Arctic Monkeys per quella britannica.

Qui sotto trovi i video e ovviamente il solito fastidioso e commento di Gbø.

Il primo video è Under Cover of Darkness degli Strokes (guardalo su Youtube). Pezzo ritmato e con un ritornello molto orecchiabile; tutto sommato godibile, ma niente affatto memorabile. Dagli Strokes del resto non ci si può aspettare  la canzone del secolo, ma l’impressione è che la formula di Casablancas e soci abbia un po’ stancato. Quanto agli innesti chitarristici, inseriti per far capire che non siamo ancora fermi ai tempi di Last Night, sono spesso pacchiani e più adatti agli Iron Maiden che a una garage band versione posh.

Le cose vanno molto meglio in casa Rem, alle prese col duetto con la kitchissima Peaches. Alligator, Aviator, Autopilot, Antimatter (qui il video) è un bel pezzo punk n roll nel sound, ma smaccatamente pop nella melodia e nell’attitudine. Un brano che mette una gran voglia di alzare il culo dalla sedia e spaccare tutto, tanto che mi piacerebbe sentirlo Live, peccato. Certo nulla che possa entrare in un best dei Rem, ma la missione, si sa, è dura, se non persa in partenza, dunque meglio godersi questo scampolo di energia easy-listening senza troppe lamentele (qui la recensione di Collpase into now secondo Ares e soci)

Rope invece è il nuovo singolo che segna il ritorno dei Foo Fighters. Nuovo però è una parola grossa. Sì perché è da 4 album almeno che i FF continuano a ripetere sempre la stessa canzone pensando che forse noi siamo tanto rincoglioniti da non rendercene conto. Il brano, per carità, è carino, ma è una decalcomania. Inoltre non si capisce che cazzo suonino con tre chitarre se devono fare 4 accordi! Sembrano gli Zwan!

Più in generale il problema è che i Foo Fighters sono e resteranno sempre un band di Rock FM e non potranno mai scrivere la storia del rock, a differenza dei Nirvana. Che poi non c’è nulla di male a fare rock radiofonico: di certo sono meglio di quella cariatide cafona, cacofonica e cotonata di John Bon Jovi.

Tornando alle nostre canzoni, è la quarta, nonché la traccia proposta dall’unico gruppo inglese del quartetto a fare il culo a tutte le altre. Brick by Brick degli Arctic Monkeys ci assicura che la band di Alex Turner non si è persa con Humbug, l’ultimo pretenzioso album, ma è ancora capace di sfornare singoli intelligenti. Non un pezzo killer come poteva essere Crying Lighting ma è un brano con un bel riff di chitarra, assoli azzeccati e una con un sound retro che fa molto Swinging London/seventies in the UK.  Ci piace.

Niente da fare questo mese in fatto di Rock: Inghilterra vs. Usa 1 a 0 palla al centro.

Questa voce è stata pubblicata il 15 marzo 2011 alle 11:29 PM. È archiviata in Rock-Indie '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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