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Caterina Caselli fa l’americana e ci frega ancora

Da un po’ di anni a questa parte c’è un’etichetta e una donna che stanno rinnovando la musica pop italiana e il nostro mercato discografico – un po’ come La Tempesta Records e Davide Toffolo stanno facendo con la cosiddetta musica alternativa. E non sto parlando della Sony e di Mara Maionchi, ma della Sugar e di Caterina Caselli.

Gran donna, ottimo orecchio e intuito. Tutto vero: ma il motivo del successo della cantante-impresaria secondo me sta anche in strategia molto precisa.

Per scoprire di cosa si tratta basta porsi una domanda: cosa hanno in comune Elisa e Malika Ayane? Tutte e due hanno esordito con brani in lingua inglese. Di più. Hanno esordito con video molto lontani dall’idealtipo italiano, e con canzoni dai suoni – nel bene e nel male – molto internazionali: Elisa con Labirynth, Malika con Feeling Better. Un po’ come la Sony ha fatto con L’Aura, per intenderci. Tanto che quando sono passate a cantare in italiano, chi stabilmente e chi no, in molti hanno esclamato: “Ah ma era italiana?”

Un caso? Non direi proprio. Piuttosto siamo di fronte a una precisa strategia: grazie a questi esordi anglofoni e anglofili, gli spettatori del belpaese, e non solo loro, hanno finito per credere di essere davanti di volta in volta alla next big thing albionica o americana, ma soprattutto hanno abbassato gli stupidi pregiudizi contro la musica italiana comprendendo il giusto valore di queste cantanti.

Un’ottima strategia, quella di Mrs. Caselli, che allo stesso tempo permette a questi artisti di superare e rigide barriere della musica italiana ed essere conosciuti all’estero. Come sta accadendo a Raphael Gualazzi, molto noto anche in Francia.

E sì perché il Gualazzi non ha esordito al Festival di Sanremo – dove ha vinto meritatamente nella sezione giovani – ma anche lui, come Elisa, L’Aura e Malika, aveva debuttato con un brano inglese nella lingua e nel sound: ovvero la cover di Don’t Stop dei Fletwood Mac. Gran bel pezzo, che puoi ascoltare qui sotto. Così, dopo Sanremo, in molti, compreso me, nell’indagare chi era questo ragazzone timido dalla voce rotonda e dalle mani vellutate, hanno scoperto con un po’ di sorpresa che la sigla dello spot Eni che per lungo tempo avevano canticchiato è opera sua.

Insomma Caterina ancora una volta ci ha fregato; ma quella che ci fa capire quanto siamo provinciali a idolatrare la musica estera e la lingua inglese non può che essere una beffa piacevole.

Fregaci ancora Kate.


Questa voce è stata pubblicata il 13 marzo 2011 alle 10:16 PM. È archiviata in Anni Zero, Pop '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

4 pensieri su “Caterina Caselli fa l’americana e ci frega ancora

  1. sarì in ha detto:

    Io adoro Gbø quando mi fa scoprire queste cose!😉

  2. Ele in ha detto:

    Post azzeccatissimo e centrato come solo tu sai fare. Bravo!
    (E brava Kate)

  3. Pingback: Un’Italia di cachi (forse) « Glory11's Story

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