I Radiohead tornano in cattedra: Lotus Flower e la lectio magistralis

I Radiohead tornano in cattedraI Radiohead tornano in cattedra – Se fossi il sindaco di Oxford e dovessi presentare le glorie della mia città probabilmente non parlerei dell’Università Oxford – la più antica del mondo anglosassone – ma di un gruppo di suoi studenti: i Radiohead.

E poco importa se per la precisione i 5 sono di Abingdon (Oxfordshire). Nel marketing, si sa, l’aderenza alla realtà è un fattore secondario.

Perché dico tutto questo? Perché i Radiohead sono tornati con un nuovo album, The King of Limbs, e ancora una volta danno vita a una lectio magistralis di musica Pop.

Se però alcune delle loro lezioni hanno spostato i confini del pensabile nel Pop (vedi Kid A), quella di questa volta sembra riassestare questi confini, sembra rimetterli in forma, come fu con il bellissimo In Rainbows: più delicato e rassicurante dei suoi predecessori.

Lotus Flower, primo singolo estratto dall’ottavo album della band, si colloca nel solco di In Rainbows, di cui potrebbe benissmo fare parte. Un brano alla House of Cards, per intenderci: se non fosse che stavolta le chitarre acustiche, che pure nell’album ci sono, lasciano il posto al solo synth. Per il resto beat in primo piano, coinvolgente ed elegante come sempre, e melodia che, pur non essendo catchy e radiofonica, riesce a inserirsi nella testa grazie soprattutto al solito – e perfetto – lavoro di ritmica-metrica del buon York.

La lectio magistralis si interrompe per un attimo. C’è una mano alzata.

I  Radiohead che si autocitano?

Sì forse un po’, ma anche se fosse? Non mi pare si possa parlare di un dato negativo, quanto piuttosto del fatto che Thom, Johnny e soci hanno raggiunto un loro idioletto musicale; uno stile comunicativo tanto complesso, tanto maturo e messo a fuoco che da un lato è difficile ormai da rivoluzionare (e poi perché mai farlo? mormora il pubblico), dall’altro fa sì che i Radiohead siano una delle pochissime band in grado di fare musica senza poter essere associati a qualcun altro.

Che se ci pensi bene è la peculiarità dei grandi maestri, piaccia o no. E a me, personalmente, la cosa piace.

Qualche informazione sull’album prima di lasciarti al video. Stavolta niente “paga quanto vuoi” à la In Rainbows. Puoi scaricare l’album in formato wav (11 euro) o Mp3  (7 euro) ora, aspettare il 29 Marzo quando uscirà l’album in versione cd, o aspettare addirittura maggio, quando uscirà la versione Newspaper: doppio vinile, cd e artwork formato Newspaper (36 euro).

I brani sono 8. E la tracklist la trovi in basso dopo il video.

Detto ciò ti lascio alle bellissime immagini in bianco e nero di Lotus Flower e alla fantastica coreografia di Wayne McGregor, interpretata “magistralmente” dal piccolo grande Thom. “Tanto di capello” al maestro.

01 Bloom
02 Morning Mr Magpie
03 Little by Little
04 Feral
05 Lotus Flower
06 Codex
07 Give Up the Ghost
08 Separator

Questa voce è stata pubblicata il 18 febbraio 2011 alle 8:51 PM. È archiviata in Electro-Dance-Trip Hop '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

12 pensieri su “I Radiohead tornano in cattedra: Lotus Flower e la lectio magistralis

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  2. una sequela di appunti: io della chitarra acustica avrò sentito si e no 2 note. In quest’album non si sa che fine abbiano fatto gli altri 4, è tutto in mano a Yorke che ha prodotto il sequel di Eraser e nulla più.
    La ritmica: mai come in quest’album si sono sprecati, scegliendosi un groove e mandandolo in loop per tutta la durata del pezzo.
    Si i Radiohead si autocitano e non capisco perchè non debba essere un male per loro ma per il resto del mondo si. L’autocitazione indica il livello massimo di usura di ispirazione ed idee, siano essi i Beatles o un pinco pallo qualsiasi.
    Linguistica: idioletto musicale? Ma dire anche, se non meglio, formula. Hanno destrutturato la formula pop per crearne un’altra che poi non si allontana granchè da quella originale.
    Poi non leggo la conseguenzialità: la formula espressiva che hanno creato fa si che essi non possano essere associati a qualcun altro? Poteva funzionare fino ad In Rainbows (esclusa la parentesi autocitativa di HTTT) ma qui ci sento Flying Lotus e Burial. Da innovatori sono diventati emulatori. E parlo da fan con cognizione di causa.

    • Temost: Assolutamente d’accordo sul fatto che si potrebbe parlare di un seguito di Eraser. è una precisazione che volevo inserire nel post e anzi mi dai un buon consiglio: devo proprio inserirla per evitare misunderstanding.😉
      Del resto penso che Eraser si senta molto anche in In Rainbows, così come penso che non sia un male pescare da quell’album, che pure essendo un po’ piatto introduce delle soluzioni pop interessanti. è la calma dopo la tempesta (Kid A – Amnesiac); il pop dopo la sperimentazione.
      Non parlo di miracoli, che in questo album non ci sono, sia chiaro(!). Ma parlo del fatto che secondo me – da fan ma non per forza con cognizione di causa(!) – è davvero difficile trovare dei sosia dei Radiohead. Molti di quelli che somigliano a loro sono in realtà epigoni: figli, insomma, non padri. Ecco perché parlo, in modo metaforico (ma qui si con cognizione di causa), di idioletto e non di formula.

  3. Temost in ha detto:

    Chiedo venia. Dopo qualche ascolto più approfondito e dopo la tua precisazione devo dire che le chitarre effettivamente ci sono ed è vero quello che dici riguardo Flying Lotus (e nel mezzo ci metterei anche Four Tet, tirato in ballo da qualche parte anche lui in proposito) e Burial. Sono epigoni si.

    Parlando però in generale sempre riguardo i riferimenti, l’unico artista a cui mi sento di accostare i Radiohead del periodo Kid A/Amnesiac è Aphex Twin (a dir la verità riferimento palese visto che la critica ufficiale già aveva notato diverse assonanze) da cui hanno attinto il modus operandi sgrammaticato per quel che concerne l’elettronica.

    Mi scuso per il tono supponente di prima, ma parlare a caldo comporta un eccessivo coinvolgimento che non sempre si può giustificare🙂

    • @Temost: Nessun problema.🙂 Più che accetto le scuse, direi “apprezzo le scuse”. Con tutta la saccenza che caratterizza noi che parliamo di musica è bello vedere che c’è qualcuno che lo capisce e fa un passo indietro.🙂
      Sì Aphex Twin è un rimando che anche secondo me ci sta. Certamente i Radiohead per passare da Ok Computer a Kid a devono aver ascoltato molte cose e molto strane, ma hanno saputo rielaborarle bene. In quello vedo il loro grande merito.

      • valentina in ha detto:

        Daniele ti faccio i complimenti per la tua preparazione sia in ambito Radiohead che letterario.
        E’ stato emozionante leggere il tuo articolo.
        Bravo anche @Temost!

        • @Valentina: grazie mille! Sono lusingato, arrossisco. Ed è dura farmi arrossire eheh. Benvenuta o benpassata di qui.🙂

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