Wow (disco 2): la recensione di Gbø

La Cover di WowDopo aver parlato del primo disco di Wow siamo arrivati al disco due. Da molti criticato, quasi da tutti incompreso – compreso Frate81.

Ma qui lo dico e NON lo nego: nel complesso il secondo disco è il più bello. Se il primo ha i suoi passi falsi, qui nessun brano è di troppo.

D’altro canto, questo è anche il disco in cui l’estetica dell’incompletezza la fa da padrona. Ma andiamo con ordine.

Attonito è la “Don Calisto 2″, chitarre in bilico tra i Pumpkins e i Sabbath e testo no-sense (“Sarai così serio suoni su facebook”). È solo lunedì rielabora i Verdena di Requiem – ascolta la batteria convulsa, i cori tu-tu-tu-tu, il ritornello che pare preso da uno-due dischi fa – con la nuova attitudine da giullari pianistici. Gran pezzo, molto variegato. Peccato solo per quel ritornello che non torna.

Poi arriva Tu e me, una melodia dolce-amara che lacera il cuore, un connubio archi-chitarra perfetto, il tutto per una parentesi incantevole, che però scivola via troppo presto. Anche Badea Blues fa sperare e disperare: Alby al basso disegna un groove blues su una bella strofa barcollante, mentre il ritornello riprende di nuovo i Muse (per fargli il culo, s’intende). Solo che nel mondo-Verdena, pensare che un ritornello possa tornare è chiedere troppo.

Dopo il pop-rock solare di Nuova Luce è la volta di Grattacielo: brano di una tristezza infinita, grande solo quanto la sua bellezza. Strofa memorabile e apertura strumentale con tanto di tastiere, cani e uccellini. Anche qui peccato per quel senso di incompletezza. Ma il pezzo c’è eccome. Uno degli apici del disco.

A Capello è una divertissment vocale made in Alby che sembra figlio di Omashee, e che sta lì per farci respirare prima di quel tour de force chiamato Rossella Roll Over: che in tre minuti è capace di passare al vaglio innumerevoli soluzioni sonore. Forse troppe. Un’orgia sonora che contrasta con la semplicità della bellissima Canzone Ostinata: in cui il fantasma di Johnny Cash rincorre un basso che sa di Harvest di Neil Young; e in cui – diciamolo! – per la prima volta il testo non fa disperare, anzi (“Autobus riportami vicino a dove respira lei”).

E dopo l’esperimento kosmische di Luca ai synth (12,5 mg), e lo stoner-grunge fulmineo di Sul ciglio ci si avvicina alla chiusura. Letto di mosche è l’unico brano che presenta un vocalizzo vagamente à la Lucio Battisti di Anima Latina – citato spesso a sproposito -ovvero quell’ “in armoniaaaa” all’inizio. Bella la coda, che fa molto Angie, e che dà il la a quello strumentale pinkfloydiano chiamato La volta.

Ma è il finale a rialzare il livello dell’album: Lei disse è una ballad in cui la voce di Alberto sembra provenire da un disco perso nelle pieghe del tempo. Una canzone che sul finale si apre in una melodia dolce-mara, che rimette sulla bocca di Alberto quello “Scegli Me” iniziale e un “Amami” finale che sono pura e struggente dolcezza.

Riassumendo: Il disco due di Wow vive volontariamente di mancanze e what if, ma pur nella mancanza di singoli si aggiudica la palma di lato migliore dell’album, grazie a soluzioni sonore più ardite e quasi mai fuori luogo (fatta eccezione per l’assolo kitsch di Nuova Luce).

Quanto all’intero doppio album: la svolta seventies pop ci sta; le idee ci sono, solo che spesso non sono messe  a fuoco. Colpa di quell’attitudine da duri e puri che, nell’arginare le melodie di successo, corrompe alcuni brani che avrebbero potuto dare di più (E’ solo lunedì, Grattacielo, Badea Blues). Fammelo dire ancora una volta, ti prego: NON è una bella melodia ripetuta più di una volta a rendere commerciale un album.

Infine, peccato che la dittatura di Alberto, sempre più evidente nelle interviste, abbia messo in secondo piano il ruolo nella band di Roberta, le cui linee di basso, alla base della fortuna dei Verdena, a volte in Wow sono sostituite dalle linee di Alberto. Col risultato che Roby non suona su ben 10 pezzi! Forse le polemiche sulla separazione della bassista rossa dai due fratelli non sono poi così false.

Gossip a parte, voto finale: 7.

Questa voce è stata pubblicata il 12 febbraio 2011 alle 6:41 PM. È archiviata in Rock-Indie '10, Segnali dai '10 con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

5 pensieri su “Wow (disco 2): la recensione di Gbø

  1. Ora sto un po’ rivalutando pure il disco 2, sebbene io continui a pensare che molte canzoni finiscano troppo presto ! A Capello invece la odio, non sono micca i Neri per Caso suvvia ! La storia di Roberta invece non la sapevo e la cosa mi dispiace parecchio !

  2. Idem. Anch’io inizialmente avevo sottovalutato molto il secondo album di WOW e mi ero innamorata del primo. Solo al terzo ascolto sono riuscita ad apprezzarlo al meglio, i primi due ascolti erano stati molto distratti. La cosa che apprezzo veramente di questo gruppo è che non è immediato, per capirlo bisogna ascoltare più volte e con attenzione. Con il risultato che adesso preferisco il secondo! D’altronde l’ha detto anche Alby (io preferisco chiamarlo Alberto) in un’intervista, che il maledetto(lui) abbassa il volume della voce, non solo per il motivo che si conosce cioè che la voce è considerata al pari degli strumenti, ma anche perché così facendo “obbliga” il fan a sentire più volte l’album.

    P.S. Bel blog!

    • @Frances. Io aggiungerei anche che forse Alberto (decisamente meglio, lo chiamavo Alby solo perché così lo chiamano Luca e Roberta) si vergogna di quello che dice!😉
      Scherzo (forse…).
      Mi fa piacere vedere comunque che è vero che questo secondo album in pochi lo digeriscono subito, ma che è anche vero che, anche se non subito, alla fine arriva a destinazione; e piace. Intanto, grazie mille per l’apprezzamento.🙂

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