Moltheni, l’abbandono e la profezia che si autoavvera

Moltheni“Questo mondo musicale è stupido, e io non lo sono, ecco perché me ne vado”.

Con queste parole dieci mesi fa Umberto Giardini, aka Moltheni, ha abbandonato le scene dopo una decennale carriera; lasciando un senso di amarezza in chi amava la sua musica, ma lasciando probabilmente indifferenti coloro a cui rivolgeva il suo sdegno: il gatto, ovvero i critici musicali, e la volpe, cioè i discografici.

Ma il ritiro di Moltheni in realtà è stato l’ultimo passo di un lungo percorso

L’eta dell’oro / Dopo l’esordio come batterista in un gruppo stoner, nel 1997 Umberto registra alcuni brani da solista e “diventa Moltheni“. Il suo demo piace al produttore Francesco Virlinzi – che lo ascolta durante il suo viaggio di nozze – e a Carmen Consoli. È l’inizio di una carriera negli Anni Zero: il 1999 è l’anno di Natura in Replay, un disco pop-rock lontano dalla banalità italica e nel 2001 arriva la conferma: Fiducia nel nulla migliore è una gran bella sferzata di rock melodico&ruvido. Mtv lo capisce e Moltheni viene chiamato per il Brand-New Tour dedicato alle sonorità alternative Played in Italy.

Le cose cambiano (rapide più dei perché) / Nel 2000 però Francesco Virlinzi muore prematuramente. La Cyclope Record chiude i battenti. Un anno di stop, poi Umberto torna al lavoro. Ma quel Forma Mentis che avrebbe sancito il ritorno allo stoner rock non vedrà mai la luce. Continui ritardi, mese dopo mese, “alla fine ho capito che mi stavano prendendo in giro e l’album è rimasto nel cassetto”. Ci vogliono 4 anni e l’arrivo de La Tempesta – l’etichetta dei Tre allegri ragazzi morti – perché possano uscire nuovi dischi di Moltheni. Dischi pregevoli, che segnano l’approdo a un cantautorato maturo, fatto di momenti strumentali, poesie meste e chitarre in bilico tra Drake e Battisti.

Ma c’è un grande MA. È vero che è dura passare da una major a una piccola casa discografica; è vero che è amaro passare dall’etichetta di “nuova promessa” a quella di “vecchia speranza”, ma forse l’atteggiamento di Umberto non lo ha aiutato. Conosci la profezia che si autoavvera? È una predizione che nel venire fatta fa sì che si realizzi. Ecco secondo me questo è un concetto che spiega bene il declino commerciale del cantautore marchigiano. Un’attitudine sfiduciata nei confronti del potenziale della propria musica, per la serie “tanto è inutile, in questo mercato discografico non avrò mai successo”. Ed ecco che la profezia si è autoavverata.

Si può fare musica senza scendere a compromessi, si può anche non vivere guardando spasmodicamente le charts, ma è quando smetti di credere che ciò che fai possa avere un seguito che muori artisticamente.

Detto ciò ti lascio con una delle ultime canzoni di Moltheni, la meravigliosa Vita Rubina.

Questa voce è stata pubblicata il 15 dicembre 2010 alle 9:42 PM. È archiviata in Anni Zero con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

2 pensieri su “Moltheni, l’abbandono e la profezia che si autoavvera

  1. Pingback: Vasco Brondi: la carica(tura) del cantautore? « GoodbyeZero

  2. Pingback: Dal cantautore allo storyteller crossmediale. Essere cantanti al tempo dei social network | Goodbyezero

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: