My Zerolist (1): A voice, a guitar

Chitarra acusticaQuali sono le canzoni degli Anni Zero che non possono proprio mancare nella playlist del tuo iPod? Mi rendo conto che la risposta non è facile, né breve – soprattutto se hai un iPod touch da 64 o 128 Gb. Ma io una mezza idea me la sono fatta, e pazientemente – avanzando per temi, generi, strumenti musicali, contesti di fruizione possibili ecc. – ti dico e dirò cosa popola My Zerolist.

Dato che oggi mi sento vagamente malinconico, forse per lo stato di disoccupazione, ho pensato di iniziare dalle classiche canzoni solo chitarra e voce, che fanno molto anni ’60-’70. Canzoni semplici, cristalline, perfette per un falò d’estate – se allegre e movimentate – o per una schitarrata solitaria a casa – se meste e da endovena. Quelle che ho scelto nel mare magnum degli Anni Zero appartengono alla seconda categoria.

La prima è True Love Waits. I Radiohead la cantavano durante i loro concerti; i fan l’adoravano, ma nessun album la conteneva. Nel 2001, però, esce I might be wrong, e l’ottava e ultima traccia è lei. Riff di acustica che si ripete ossessivamente, si infittisce e si fa convulso; la voce di Thom York drammatica e carica di pathos come sempre, il tutto per una delle canzoni più belle degli Anni Zero. A mio avviso naturalmente😉

L’altra canzone “chitarra e voce” che preferisco è più recente di True Love Waits, ma allo stesso tempo più vecchia(!) Nel senso che Silver Stallion è stata originariamente cantata da Lee Clayton nell’album Border Affair del 1978, poi resa nota dai The Highwaymen nel 1990, ma è nel 2008 che ha preso una forma completamente nuova, melodicamente prima ancora che strumentalmente. Artefice di questa trasformazione radicale è Cat Power, che in Jukebox coverizza alla sua maniera (leggi: stravolgendole) canzoni come Don’t Explain di Billie Holyday e New York di Liza Minelli.  Ed è così che una mediocre canzonetta country si trasforma in un gioiello pop-folk in cui echi di slide guitar incorniciano una melodia dolcemara da lasciare senza fiato. Ed è così che il testo, libero da un sound troppo kitsch, può finalmente darsi in tutta la sua potenza espressiva: “I’m gonna steal a silver stallion, with no mark upon his silky hide. Teach him he can trust me like a sister, one day we saddle up and ride…”

Queste sono le canzoni acustiche che ho messo nella mia playlist degli Anni ZeroE le tue quali sono?😉

(True Love Waits – 2001)

(Silver Stallion – 2008)

Questa voce è stata pubblicata il 22 novembre 2010 alle 8:54 PM. È archiviata in Anni Zero, My Zerolist con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

10 pensieri su “My Zerolist (1): A voice, a guitar

  1. Ares79 in ha detto:

    Brani acustici degli anni zero?
    Direi le ballate acustiche dei Black Crowes contenute negli ultimi 3 album Warpaint, Before The Frost e Until The Freeze.
    Ciao

  2. Orgi in ha detto:

    Mmmm…ho controllato nel mio archivio musicale e di canzoni meste e da endovena ne ho trovate molte, ma se da queste vanno eliminate tutte quelle che hanno qualsiasi cosa in più di una chitarra e una voce credo che ne rimangano si e no 3 che sono: Modern Romance dei YYY (molto probabilmente anche questa dovrebbe essere scartata perchè non è solo voce e chitarra) Laura Marling con My Manic and I (ma che non credo sia Rock, quanto piuttosto Folk) e I Miei Piani Per il Sabato Sera dei melodrammatici Non Voglio Che Clara…Faccio pena

    • @Ares79: quoto la scelta! Io ho molto più fresche le cose che i fratelli Robinson facevano un po’ di tempo fa (soprattutto nei ’90). Dunque grazie del commento, che mi sta ispirando una bella ripassata🙂

      @Orgi: Io e Gbø ascoltiamo di tutto: anche musica dance! Quindi sono (più che) ben accetti i tuoi consigli folk-pop… PS: il grado di mestizia delle nostre scelte dovrebbe indurre in noi una riflessione😦😛

  3. Premesso: sono completamente ignorante in materia musicale, il mio archivio è striminzito, non sarà propriamente coerente con il tema del post, ma il rifacimento di Cibelle feat. Devendra Banhart della London London di Caetano Veloso è meraviglioso.
    O forse è così meraviglioso, perchè si adatta alla mlinconia quotidiana: perfetta colonna sonora degli uggiosi e nostalgici pomeriggi domenicali bolognesi.
    Eccotela:

    • @Gloria, non l’avevo mai sentita. E direi che è coerente eccome col tema del post!🙂 Forse preferisco l’originale di Veloso, ma il rifacimento è comunque godibile e delicato. Insomma non è Will Young che rifà Light my Fire. Oh jesus!😦
      Un bel regalo in musica che accompagnerà le mie giornate nella terra calabra baciata da questo freddo sole… Grazie!

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