Archivio | febbraio, 2011

Elisa impara l’arte delle cover… e la mette da parte.

27 feb

 

Una settimana fa ho ascoltato la cover di Elisa di 1979 degli Smashing Pumpkins e il mio pensiero è volato verso due lidi:

1) La canzone originale, capolavoro pop-rock che dà perfettamente forma alla malinconia e all’inquietudine giovanile.

2) E a un’altra cover che illumina la discografia di Elisa: Almeno tu nell’universo.

Poi il pensiero è tornato indietro, portando con sé qualche riflessione su Elisa, 1979 e l’arte delle cover.

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Il mistero dei Crystal Castles e del video “tratto” da Twin Peaks

25 feb

Cover Crystal Castles AlbumNiente da fare, è un periodo che l’eterno decenne che abita la mia testa, e che risponde al nome di Gbø, non fa altro che ascoltare musica dance e chiedermi di portarlo a ballare in discoteca… tassativamente non in quelle “versione light pomeridiana” cantate da Max Pezzali. Del resto, Gbø ha 10 anni, non è mica beota; lui.

Così dopo aver eletto The Suburbs degli Arcade Fire miglior disco internazionale del 2010 e Cattive Abitudini dei Massimo Volume come miglior disco italiano (leggi l’articolo) abbiamo pensato di eleggere la migliore canzone dance del 2010.

E con la scusa, di mostrare il suo video, uscito da poco, e molto molto particolare… ;-)

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My Zerolist: It’s only synth-pop (but I like it)

22 feb

Synth-Pop TapeSi può essere dei Rocker elitari. Si può dire che fuori dal rock non c’è salvezza. Si può certo che si può. Ma fino a un certo punto. Perché c’è una linea che separa la musicofilia dalla dabbenaggine… E questa linea non è nemmeno tanto sottile.

Perché dico questo? Perché il post di oggi è dedicato a un genere fin troppo bistrattato da rocker e classi(ci)sti; un genere legato agli anni ’80, ma che nasce nei ’70, e che è arrivato fino ai giorni nostri passando per gli Zero. Parlo del synth-pop: la soft-dance figlia della New Wave, in cui i bpm non sono mai troppo elevati e i synth e le drum machine la fanno da padrona.

Questo, in sint(h)esi è il genere. E questi sono i tre pezzi synth-pop che secondo me non possono mancare in una playlist degli Anni Zero.

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Qual è la migliore canzone degli Anni Zero sanremesi?

20 feb

Sanremo 2000Il vincitore di Sanremo 2011 è Roberto Vecchioni con Chiamami ancora amore, un brano che a Gbø è piaciuto a metà (voto 5): bel testo ma con un titolo alla Moccia che ripetuto per 30 volte nella canzone rompe francamente un po’ le palle.

Ma non sono qui per parlarti del presente, bensì per fare un tuffo nel passato. In quale passato? Semplice: negli Anni Zero. Così, una volta che è stato scelto il vincitore del 2011, prendiamoci il gusto di scegliere il miglior brano degli Anni Zero sanremesi.

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I Radiohead tornano in cattedra: Lotus Flower e la lectio magistralis

18 feb

I Radiohead tornano in cattedraI Radiohead tornano in cattedra - Se fossi il sindaco di Oxford e dovessi presentare le glorie della mia città probabilmente non parlerei dell’Università Oxford – la più antica del mondo anglosassone – ma di un gruppo di suoi studenti: i Radiohead.

E poco importa se per la precisione i 5 sono di Abingdon (Oxfordshire). Nel marketing, si sa, l’aderenza alla realtà è un fattore secondario.

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Il pagellone di Sanremo: si ride per non piangere

16 feb

L'alieno è Patty PravoTutti lo odiano: non c’è nessuno che ammette di vederlo; eppure ogni anno il Festival di Sanremo risucchia nelle maglie della grande rete (Raiuno) la quasi totalità di noi lobotomizzati da tubo catodico. Se fosse un partito Sanremo sarebbe di sicuro il PdL. Tutti lo votano, nessuno lo ammette.

Io invece lo ammetto con orgoglio (no, non che voto PdL): ieri, come da un po’ di anni a questa parte, ho visto il festival di Sanremo. E il perché di questa scelta è semplice: perché ogni anno mi dà materiale per ridere e criticare. Ed è con questo spirito che nasce: Il Pagellone di Sanremo secondo Gbø.

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There is hope. Quando gli Arcade e Gbø fregano i Grammy

14 feb

Arcade Fire e GrammyGbø e i suoi lettori lo avevano detto: è The Suburbs degli Arcade Fire il miglior album del 2010. E ora lo dicono anche i Grammy Awards: che si siano adeguati al nostro verdetto?!” ;-) .

Mi verrebbe da dire: “There is hope”, come ha twittato giustamente Kanye West dopo la premiazione. Il che non vuol dire che c’è speranza che anche in futuro i Grammy si adegueranno a Gbø (ovviamente) quanto che forse nell’appiccicoso mondo della musica che fa soldi c’è è ancora un po’ di spazio per chi fa musica a suo modo, senza scopiazzare troppo il compagno di banco, né le classifiche di vendita.

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Wow (disco 2): la recensione di Gbø

12 feb

La Cover di WowDopo aver parlato del primo disco di Wow siamo arrivati al disco due. Da molti criticato, quasi da tutti incompreso – compreso Frate81.

Ma qui lo dico e NON lo nego: nel complesso il secondo disco è il più bello. Se il primo ha i suoi passi falsi, qui nessun brano è di troppo.

D’altro canto, questo è anche il disco in cui l’estetica dell’incompletezza la fa da padrona. Ma andiamo con ordine.

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Wow (disco 1): la recensione di Gbø.

12 feb

Cover WowSe dovessi trovare uno slogan per spiegare l’evoluzione dei Verdena proporrei: Catch me if you can.

Roberta, Alberto e Luca corrono; seguono piste sempre nuove; scappano proprio laddove non ti aspetteresti che andrebbero. E lo fanno per buggerarti. Per dirti non saremo mai come volete voi.

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7 motivi per cui Lady Gaga non è come le altre

10 feb

Lady GagaSe ora come ora mi chiedessero chi è l’icona pop degli Anni Zero risponderei di getto Lady Gaga. E non penso di essere il solo a dirlo.

Eppure, se ci pensi, Lady Gaga ha lanciato il suo primo singolo nel 2008, quando gli Anni Zero volgevano al termine. Evidentemente il fulgore della stella newyorkese è davvero troppo fulgido.

E allora mi sono chiesto: cosa sta alla base del rapido successo di Lady Gaga? E soprattutto: cosa la rende diversa dalla altre starlette del pop?

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Rock fucks “The Pops”: storie di playback, critiche e ironia

7 feb

La scorsa settimana arriva l’annuncio: sabato 5 febbraio i Verdena saliranno sul palcoscenico di Top of the Pops, storica trasmissione Uk scimmiottata dal servizio pubblico italiano.

Un riassunto del programma per chi non lo conoscesse. Presentatori di serie-b dalla faccia di gomma e dalla gonna sempre troppo corta; pubblico che applaude a mo’ di scimmiette ammaestrate ed emette urletti stile teenager in calore; ma soprattutto: esibizioni in playback obbligatorie.

La decisione dei Verdena di partecipare al programma non passa inosservata. Sulla loro pagina facebook nasce una lunga discussione: molti accusano la band bergamasca d’essere “venduta”, alcuni senza usare mezzi termini.

Ma che succede il sabato pomeriggio?

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Goodbye White Stripes… Welcome Seven Nation Army

5 feb
Loro furono i White Stripes
Il 2 febbraio i White Stripes si sono separati.

No non è una notizia degna del Signorini di Kalispera (quello poi ormai fa politica mica gossip); non lo è e non potrebbe esserlo, dato che Jack e Meg, sposatisi nel 1996, si erano già separati nel 2000, ma avevano deciso di non lanciarsi i piatti addosso, ma di continuare a lanciare dischi. Cosa che ora non faranno più.
Perché la separazione a cui mi riferisco è artistica: i White Stripes hanno deciso di sciogliersi, e chi d’ora in poi parlerà della loro musica dovrà coniugare i verbi al passato.

Sold out e concertoni. Al Locomotiv febbraio è il mese più pieno dell’anno

3 feb

La locandina di Iron and Wine al LocomotiveSarà pure il mese più corto, l’unico sparuto e per giunta soggetto alle manipolazioni dell’anno bisestile, ma febbraio è tutt’altro che il mese più sfigato dell’anno.

E non lo dico dopo aver consultato astrologi e metereologi di sorta, ma semplicemente dopo aver dato un’occhiata al nuovo numero di Zero Bologna. Tanti i concerti, molti sopra la media, alcuni davvero da non perdere.

E che sia per convergenza astrale o per quella che in gergo accademico si suole chiamare “botta anale” francamente poco importa. Intanto ecco che ritorna gBØ Live, l’agenda musicale che piace tanto a chi la sera sa mai cosa fare.

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I Verdena, il successo e la paura del singolo perfetto.

1 feb

Verdena - Il riposo dopo l'uscita di WowDopo 4 anni di attesa un nuovo album dei Verdena arriva sugli scaffali dei negozi di dischi – per poi sparire immediatamente. Ma dove è finito? Semplice: dritto-dritto al secondo posto in classifica, davanti a Ligabue, Alessandra Amoroso, e davanti ai Pearl Jam, anche loro nuovi entrati in classifica - ma ben 11 posti più in giù.

Album sparito dalla circolazione in un baleno, logico pensare di rifarsi andando a sentirli live;  se non fosse che i concerti sono già  (quasi) tutti sold-out. Cazzo!

Insomma, per questo e altro ancora Wow è il caso italiano di questo inizio 2011. E a questo punto dovere di cronaca e interesse personale coincidono, ed eccomi pronto a dedicargli un paio di post. Oggi qualche riflessione sull’idea di canzone in Wow, e nei prossimi giorni una doppia recensione.

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